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Messaggio |
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jan
Iscritto il: gio giu 21, 2007 4:44 pm Messaggi: 2 Località: Palermo
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 ...continuando...
Grazie davvero, Davide, del benvenuto e della stima che m’hai mostrato solo per qualche mio pensiero sparso.
Nel merito, sono meno pessimista di te e più pessimista allo stesso tempo. Mi spiego: Vincenzo, un mio caro e perspicace amico – chissà se riuscirò a coinvolgerlo? – da un po’ di tempo insiste sul concetto di “sistema”, cosa che mi fa arrabbiare e deprimere, ma che devo riconoscere essere molto interessante: se bene riporto il suo pensiero, le società (a livello diffuso, come grandi numeri) non cambiano per idee, né per atti volontaristici, né per sperimentazioni pionieristiche più o meno suggestive: noi siamo immersi tutti in un sistema di cui tutti (noi compresi) fruiamo, e che per ora “si tiene”. Al di là di qualche minoranza che può sperimentare vie nuove, effettivamente più “elevate” e più giuste, ma meno pratiche, la massa delle persone (parlo soprattutto dell’occidente e di tutti i popoli che anelano ad imitarci, perché è questa la realtà, questo balordo sistema piace e fa gola a tutti) non cambia le abitudini per un “ragionamento corretto”: la gran parte delle persone cambierà comportamenti …solo nel momento in cui la benzina finirà o avrà davvero prezzi esorbitanti, o quando accadrà qualcosa di grosso a livello finanziario, o materiale, o nel clima o per movimenti di popoli: ossia quando muteranno uno o più importanti elementi del sistema, tale che questo non sarà più né “pratico”, né praticabile (ipotesi traumatica che alcuni, incluso Latouche, non vedono così lontana).
Al di là della diversa qualità di vita individuale ipotizzata o praticata, a cosa servono allora le nostre parole e soprattutto le sperimentazioni di chi le attua? Non certo, oggi, a mutare di molto la diffusa realtà di spreco o a indurre ‘automaticamente’ significativi cambiamenti. Servono molto, invece, per domani: perché occorre sin da oggi ideare delle strade nuove e tracciare – sperimentandoli – i solchi di nuovi cammini e di nuove modalità di convivenza sociale che domani molti (non tutti) troveranno a quel punto conveniente percorrere. Le altre possibili vie saranno città comunque necessariamente molto deindustrializzate, oppure – temo – guerre per accaparrarsi le limitate risorse che resteranno disponibili.
Tutto questo, ovviamente, è solo il mio (non molto roseo) pensiero: mi piacerebbe sentire, Davide, tuoi pareri anche differenti e – lo chiedo a gran voce! – cosa ne pensa Riboeri!
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| mar ago 14, 2007 8:06 pm |
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riboeri
Iscritto il: sab dic 23, 2006 8:04 pm Messaggi: 62 Località: Parma o S. Stefano Lodigiano
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Ho visto solo adesso il proseguimento del topic, me lo leggo per bene (ora devo andare...) e poi vi rispondo!
_________________ I miei link
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| lun ago 20, 2007 2:45 pm |
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Davide
Iscritto il: sab gen 13, 2007 1:14 am Messaggi: 35
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Caro Jan,
condivido quasi del tutto il tuo bellissimo spunto critico, che vorrei integrare con altre riflessioni.
Per introdurle è un ottimo titolo la precisazione che io non sono più ottimista di te, nel senso in cui tu intendi:
lungi da me ritenere che la pensata ideologica o l’atto volontaristico di alcuni possa essere la forza determinante, il motore del cambiamento sociale. Condivido la concezione sociologica del tuo amico, in termini di “sistema”, ma vorrei ricordare che questa teoria ha nel vecchio marxismo una delle sue radici. Se recuperiamo da quella antica fonte anche il concetto di “sovrastruttura”, e del rapporto dialettico tra questa ed i fattori strutturali sottostanti (nel nostro caso il petrolio e le altre fonti energetiche che stanno per esaurirsi + la struttura produttiva capitalistica-consumistica-globalizzante), dovremmo ricordare che anche la “sovrastruttura” agisce o reagisce sui fattori più basilari, e contribuisce al cambiamento.
Allargando il discorso, con impostazioni di psicologia sociale attualissime, quella “cosa” che noi elaboriamo come conoscenza, ed i traguardi che ci poniamo, non sono una scintilla di libero arbitrio che si accende all’improvviso nel vuoto e riguarda solo il singolo autore di quella pensata ed i suoi adepti, ma sono elaborazioni collettive che coinvolgono tutta la società, sono sistemi di pensiero per i quali i tempi sono maturi, e che si diffondono rapidamente come maree montanti, con una velocità ed una diffusione che non era prevedibile. Una riprova è data dall’aumento impressionante, ai raduni in cui si parla di DECRESCITA, di partecipanti, da un anno all’altro. E siamo a parer mio solo agli inizi: come è stato per altre rappresentazioni sociali (sulla psicoanalisi, sulla astrologia, sull’aids), allorché cominciò a parlarne una sparuta minoranza, in capo a poco tempo la massa dei cittadini ne prese a parlare maniacalmente, per strada e sugli autobus. Certo le rappresentazioni sociali, queste “maree montanti” di interesse e pensiero collettivo, perdono molto della esattezza concettuale delle teorie e dei sistemi di pensiero a cui si riferiscono, ma indicano una direzione della ricerca collettiva. Con tutto ciò, ritorno alla mia/nostra petizione di principio, al nostro pessimismo di fondo: se anche presto moltissimi, o quasi tutti, parleranno di DECRESCITA, non sarà questo a realizzare la svolta planetaria, ad avverare il sogno-Boeri. Questo potrà accelerare un pochino (ma poco) i tempi e rendere la svolta meno traumatica. Ma il sistema crollerà quando non “si terrà” più, quando mancherà la benzina o succederanno le altre “frustrazioni” collettive drammatiche e traumatiche alle quali tu ti riferisci. Come sostengono i teorici della DECRESCITA, il futuro ci riserverà un bivio obbligato: o decrescita volontaria, liberamente scelta (una DECRESCITA adottata per CRESCITA culturale, spirituale) o decrescita imposta, dalle circostanze e dal potere politico. Tu ed io concediamo ben poche chances alla prima ipotesi di evoluzione storica e filogenetica. Per restare in tema di biologia, mi piace rubare qualche immagine concettuale a questa scienza, come spesso fanno le scienze dell’uomo, e raffigurare il corpo sociale dell’umanità come un grande organismo, che ha fiutato la sua fine e sta producendo le difese o anticorpi: rientrano in queste difese la sobrietà di Riccardo e di Pallante, ed il nostro parlar di DECRESCITA. La specie umana si è sempre salvata dall’estinzione perché ha una capacità meravigliosa, cosciente ed inconscia, di “stare in campana”. Forse il ruolo che dobbiamo svolgere noi avanguardie è proprio quello da te delineato:
“Al di là della diversa qualità di vita individuale ipotizzata o praticata, a cosa servono allora le nostre parole e soprattutto le sperimentazioni di chi le attua? Non certo, oggi, a mutare di molto la diffusa realtà di spreco o a indurre ‘automaticamente’ significativi cambiamenti. Servono molto, invece, per domani: perché occorre sin da oggi ideare delle strade nuove e tracciare – sperimentandoli – i solchi di nuovi cammini e di nuove modalità di convivenza sociale che domani molti (non tutti) troveranno a quel punto conveniente percorrere. Le altre possibili vie saranno città comunque necessariamente molto deindustrializzate, oppure – temo – guerre per accaparrarsi le limitate risorse che resteranno disponibili.”
Forse di più non si può fare, anch’io ne sono convinto.
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| mar ago 21, 2007 8:27 pm |
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riboeri
Iscritto il: sab dic 23, 2006 8:04 pm Messaggi: 62 Località: Parma o S. Stefano Lodigiano
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Quanti spunti di riflessione! E poi dicono che ad agosto sono tutti in vacanza!
Per prima cosa benvenuto a Jan.
Suggestiva l'ipotesi di un mondo diviso fra decresciuti e industriali. Però mi pare che già ora le cose vadano esattamente così. Ci sono tanti (non decresciuti, più che altro mai cresciuti) che vivono senza sprecare risorse e pochi che vivono a spese di questi. Temo che sia inevitabile che chi ha bisogno di risorse sfrutti chi le ha e non le usa. Quindi non la vedo benissimo come possibilità, a meno di un enorme salto di sviluppo morale ed etico (in cui vi confesso che non credo molto...).
Il problema della tecnologia è affascinante. Si ritiene che le tecnologie più avanzate facciano risparmiare risorse, ma per poterle utilizzare serve un apparato industriale complicatissimo. La mia idea è che il "progresso" non vada fermato, ma solo indirizzato in maniera corretta. Se la ricerca mirasse a semplificare il più possibile la tecnologia esistente, invece di complicarla (spesso inutilmente) forse si potrebbe trovare un buon compromesso. Internet ad esempio penso potrebbe essere enormemente semplificata eliminando aspetti non necessari e sviluppando tecnologie per il risparmio della banda utilizzata (che invece con il diffondersi delle ADSL, invenzione fra l'altro molto efficiente riguardo l'uso delle risorse, è andata inesorabilmente sprecandosi in gingilli inutili di ogni tipo).
Anche settori come il risparmio energetico che attualmente vedono sviluppi tecnologici complicatissimi potrebbero giovarsi enormemente anche di conoscenze vecchie di secoli, correttamente applicate. E con un po' di sforzo si potrebbe arrivare a semplificare tutto fino al livello artigianale. Ma questo fa parte del sogno-boeri...
Per l'aspetto più importante della transizione verso il mondo decresciuto, anch'io non sono molto ottimista. Non penso che il sistema possa volgersi spontaneamente verso la propria negazione. Credo invece sia più probabile il crollo più o meno improvviso. L'importanza di tutte queste discussioni e sperimentazioni? Io la vedo in un'ottica molto egoistica... quando le cose andranno veramente male forse (sottolineo forse, se vanno molto male non ci vedo molto da fare...) qualcosa si riuscirà a fare e ci riusciranno quelle persone che saranno preparate. A cosa? A mangiare erbacce, a costruire un forno solare, a formare una comunità, a coltivare un pezzo di terra senza ararlo. E a tante altre cose. Soprattutto all'apertura mentale, alla capacità di cogliere ciò che è veramente utile e rifiutare ciò che non lo è e uno spiccato senso etico, che oggi è sopraffatto dal denaro.
_________________ I miei link
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| mer ago 22, 2007 10:43 am |
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Libero
Iscritto il: mer lug 25, 2007 2:23 pm Messaggi: 5
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 Utopia
Perdonate se mi inserisco in questa conversazione in maniera...poco costruttiva. Vorrei solo farvi notare che ci sono innumerevoli visioni di società "sostenibili", poche delle quali però condivisibili.
Ho appena terminato un'antologia dal titolo "utopia", con brani dall'Utopia di More, dalla Città del Sole di Campanella e dalla Nuova Atlantide di Bacon. Utopie seicentesche, in cui il nucleo comune è l'Isola, uno spazio realmente distante dal resto del mondo. E' da quando ero bambino che sogno di fondare una società diversa su un'isola...e cerco di valutare tutte le soluzioni che altri prima di me hanno ideato, sviluppato, discusso e nei casi migliori anche provato a mettere in pratica. C'è un progetto che mi entusiasma e che vorrei segnalarvi, Parecon (o Ecopar) di Albert e Hahnel
_________________ "Impicchiamo i ladri più banali e nominiamo funzionari i più grandi.": Esopo (ca. 550 d.C.) favolista Greco
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| mer ago 22, 2007 2:13 pm |
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Davide
Iscritto il: sab gen 13, 2007 1:14 am Messaggi: 35
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Caro Libero,
grazie del contributo alla discussione.
La mia personalissima replica al tuo spunto critico:
1) Anche il sogno-Boeri è una utopia, nel senso etimologico di realizzazione di là da venire, futuribile, ma non è utopismo, vale a dire non è impossibile da attuarsi, anzi riteniamo (Riccardo, io e diversi altri) che sia *forse* inevitabile. La divergenza tra me e Riccardo riguarda non la *sostenibilità* del suo progetto-sogno, ma proprio quell’altra categoria che tu felicemente introduci nel dibattito: la “con divisibilità”, o “felicità” secondo il grande Boeri. Quella che a Riccardo pare una condizione umana più felice a me pare, in buona parte, tetra e terribile, ma questa è già una anticipazione degli sviluppi che prevedo per la nostra discussione.
2) Il sogno-Jan rappresenta una soluzione per me “condivisibile”, anzi addirittura entusiasmante, ma non “sostenibile”.
Più pessimisti di Davide forse non si può essere, ma questa auto-valutazione può essere considerata già una contraddizione, una concessione all’ottimismo…
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| mer ago 22, 2007 6:58 pm |
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riboeri
Iscritto il: sab dic 23, 2006 8:04 pm Messaggi: 62 Località: Parma o S. Stefano Lodigiano
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Davide ha scritto: secondo il grande Boeri.
... non basta semplicemente "Riccardo"?... :-6 Anche perchè c'è un economista (che sta dalla parte opposta rispetto alla decrescita) che si chiama Boeri (Tito, mi pare)... non vorrei che si facesse confusione!!!
Per il resto sono pienamente d'accordo con Davide. La mia (nostra...) visione è utopistica. Ma visto che bisogna porsi un obiettivo tanto vale mirare alto! Anche perchè mi pare che con i progetti "pratici" abbiano già fatto un bel po' di danni...
_________________ I miei link
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| mer ago 22, 2007 10:46 pm |
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riboeri
Iscritto il: sab dic 23, 2006 8:04 pm Messaggi: 62 Località: Parma o S. Stefano Lodigiano
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A proposito di Parecon (argomento a me sconosciuto e che penso approfondirò) ho trovato questo fornitissimo link:
http://www.zmag.org/italy/parecon-it.htm
_________________ I miei link
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| mer ago 22, 2007 11:14 pm |
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Libero
Iscritto il: mer lug 25, 2007 2:23 pm Messaggi: 5
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Deduco dalle vostre risposte che accettate la dimensione utopica delle vostre idee abbastanza serenamente. Personalmente, però, mi piace programmare delle tappe in un cammino, cosiì, solo per rendersi conto di quanta strada si è fatta. Qualcosa come uno "stato di transizione", volendo prendere un concetto biochimico, un livello che richieda un dispendio energetico iniziale per poi procedere in discesa, nella strada che l'entropia (noi uomini) deciderà. A me Parecon pare un ottimo stato di transizione, affidabile almeno nel breve periodo, pratico e comprensibile/condivisibile.
sarà pur sempre solo una traccia, ma è bello immaginare un giorno un'umanità che scelga una strada in maniera consapevole, e cosciente..
_________________ "Impicchiamo i ladri più banali e nominiamo funzionari i più grandi.": Esopo (ca. 550 d.C.) favolista Greco
Ultimo bump di Davide il ven gen 22, 2010 1:08 am.
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| ven gen 22, 2010 1:08 am |
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