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Io e la DECRESCITA
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Pagina 1 di 4

Autore:  Davide [ mar gen 16, 2007 7:54 pm ]
Oggetto del messaggio:  Io e la DECRESCITA

Ho già compiuto qualche intervento in questo forum, che ho conosciuto per una segnalazione fatta da mio fratello Francesco detto Franz nel suo blog (http://franz-blog.leonardo.it/blog) e che ho subito trovato di mio gradimento (cosa non facile), confidando di farmi conoscere tramite le idee e nel dialogo vivo con gli altri partecipanti.
Per proseguire in questo tentativo, e con la speranza di contribuire costruttivamente alla vita e all’aria pura e profumata di questo sito, invio ora un post che già presentai in un altro forum, e che piacque a Riccardo Boeri, uno dei leaders del movimento per la DECRESCITA, che ho scoperto
con gioia frequentare anche questi ambiti.
Bando alle ciance:

IO E LA DECRESCITA

"Che cosa mai ti turba?", mi chiede una cara persona.
Mi turba la scoperta che sto facendo, stimolato dal mio fratello minore, Francesco detto Franz, che vi ho già presentato e che per gli intimi è sempre stato un piccolo faro di civiltà. La scoperta del movimento della "Decrescita". Sono un vecchio scettico, che dopo il movimento beatnik, incontrato quando ero troppo giovane, non ha creduto più a niente. Sono passato per i moti sessantottini, e quelli del 77, in una città calda come Bologna, senza immedesimarmici, ma al tempo stesso soffrendo ogni volta che moriva una speranza collettiva. Ho annusato i movimenti cristiani, come Comunione e Liberazione della prima ondata, per poi rifiutarli. Ho avuto un po' di sollievo e speranza con Gorbaciov, con i giovani di Pechino (Tien-a-men, come si scrive?), ma il fallimento per cause sovrastanti invincibili mi ha vaccinato del tutto, se ve ne fosse stato bisogno. Vago in questo mondo da anni con un sorriso amaro, facendomi i fatti miei, non credendo a nulla che possa salvare questo mondo che è sempre andato male. Non abbocco all'amo di speranze minori, come la riqualificazione.
Ed incontro questo movimento internazionale, incarnato da élites di pensatori e da masse di giovani. E' ancora ai primi vagiti ma sembra che stia crescendo e sfondando. La lettura del libro "Obiettivo decrescita" (M.Bonaiuti-EMI) mi sta coinvolgendo come se fossi un ragazzino. Io, vecchio "puttaniere" dello spirito, che ha sempre giocato con le puttane-ideologie senza farsi fregare da loro, a questa età vengo preso in contropiede dalla vita. Sto rischiando il coinvolgimento forte per una ragazzina acqua e sapone, in sandali e jeans.
Si chiama "Decrescita".
Ragazzi, qualcosa bolle in pentola. E manda un odore tanto buono. Vi invito a cercare il sito "www.decrescita.it".
Auguri a tutti noi, a tutto il nostro pianeta...

Autore:  anto [ mar gen 16, 2007 8:20 pm ]
Oggetto del messaggio: 

Perchè le "correnti" alternative vengono identificate come "ideologie" mentre lo status quo non viene bollato come tale?

Autore:  riboeri [ gio gen 18, 2007 1:13 pm ]
Oggetto del messaggio:  Re: Io e la DECRESCITA

Davide ha scritto:
e che piacque a Riccardo Boeri, uno dei leaders del movimento per la DECRESCITA, che ho scoperto
con gioia frequentare anche questi ambiti.

Leader??? Veramente sono (anzi, ero, visto che non ho rinnovato) un semplice iscritto all'Associazione per la Decrescita (che è talmente decresciuta che praticamente non ha mai dato notizia di sè)... che poi parli sempre di decrescita (risultando magari pedante e antipatico )... questo è vero! (Inoltre ho una copia di "Come sopravvivere allo sviluppo" autografata da Latouche e una di "La decrescita felice" autografata da Pallante... :-D) Mi fa piacere però aver fatto questo effetto! Significa che forse quel poco che faccio ha avuto una sua risonanza!

Ciao Davide!

Riccardo

Autore:  Daniele [ gio gen 18, 2007 1:41 pm ]
Oggetto del messaggio: 

Ehi ciao, tuo fratello ha dimenticato di parlarti di me?:D (Scherzo eh!)

Uhm, ma queste parole le ho già lette da qualche parte... solo non ricordo dove!:)

Autore:  Davide [ gio gen 18, 2007 11:37 pm ]
Oggetto del messaggio: 

Per Daniele:
Carissimo, in realtà ti conosco e ti ammiro: “Pane, decrescita e contorni” è un blog interessantissimo, che presto vorrò conoscere meglio (gli stimoli del mondo attuale, fuori e dentro il web, sono tanti che non si può rispondere a tutti simultaneamente). Mi ha entusiasmato lo slogan del sottotitolo “Vivere Semplicemente Per Permettere Agli Altri Semplicemente Di Vivere”; questo slogan è entrato a far parte di una mia collezione di frasi memorabili e aforismi. Vorrei sapere se è farina del tuo sacco, o di chi. Ti considero una persona eroica, se è vero che doni il sangue pur essendo VEGAN. Pensa che io non sono vegan, e nemmeno vegetariano, e non lo dono !
Quanto alla tua curiosità circa le mie parole semplici ed immediate sulla decrescita, le avrai senz’altro già lette nel blog del divino Boeri, che volle dare a quel discorso un particolare rilievo.

Per Riccardo:
Apprendo ora da te che non sei un leader. Allora i casi sono due. molto modesto e schivo tu, oppure “coglione” il movimento. Temo vere entrambe le ipotesi. In ogni caso la tua preparazione e la tua onestà intellettuale sono risorse note a tutti ed al servizio di tutti. Io già ne fruii in passato, e conto di trarne beneficio ancora, se leggerai più sotto.

Per entrambi e per tutti:
La lettura del manuale divulgativo per principianti (“OBIETTIVO DECRESCITA”, già citato) mi ha posto due problemi:
1) Il saggio intitolato “CRESCITA E OCCUPAZIONE: UN BINOMIO INSCINDIBILE?” a firma di CARLA RAVAIOLI mi sembra un discorso rivolto ad interlocutori sindacali. Essendo il sindacalismo attivo una componente importante della mia esperienza di vita passata, sono curioso di sapere quando, dove e a che fu pronunciato o scritto questo discorso.
2) Il secondo quesito è più concettuale, e più tosto: premetto che la mia preparazione, se c’è, è di tipo umanistico. Nelle scienze della natura, che ammiro dall’esterno, ho perduto anche quello che imparai a scuola. Cercate quindi di capirmi al di là delle mie parole approssimative e forse sbagliate.
Traggo dal saggio di Jacques Grinevald (pag.57):
“…il secondo principio della termodinamica, la legge dell’entropia (irreversibilità del degrado dell’energia)”,
e a pagina 69: “Non dimentichiamo che il processo economico, soprattutto con l’industrializzazione, non è soltanto metabolico, nel senso fisiologico e biochimico del termine, ma è anche entropico, dissipativo, evolutivo e storico, proprio a causa della legge dell’entropia, cioè del degrado relativo alle trasformazioni termodinamiche irreversibili che avvengono tra il sistema produttivo della società e la geochimica dell’ambiente. In questo caso si tratta delle risorse naturali estratte dalla litosfera, cioè l’energia (soprattutto combustibili fossili) e le materie prime utilizzabili (minerali utili), trasformate, utilizzate e infine rigettate nel nostro ambiente terrestre limitato..L’irrevocabile esaurimento delle risorse minerarie, l’inquinamento e il degrado della biosfera, vengono illuminati in maniera sorprendente alla luce del secondo principio della termodinamica.”
Più semplicemente, traggo da un forum parallelo a questo:
Mi rifiuto!
L'attuale consumismo esasperato, oltre a impoverire le risorse del pianeta, produce un'insostenibile quantità di scarti
Fonte: William Rossin

A noi, finalmente: mi sembra di capire dal testo di J. Grinevald che l’impoverimento delle risorse ci sarebbe comunque, che l’entropia sia intrinseca alla produzione industriale. Quindi, una produzione di beni ed uno stile di vita più consapevoli, limitati, austeri, essenziali, non farebbe altro che rallentare la marcia (un po’ come il famigerato sviluppo sostenibile) verso l’esaurimento del pianeta e la fine della specie umana. Non sarebbe un obiettivo spregevole né di poco conto consentire la vita sulla terra a qualche generazione in più. Ma non sarebbe più un forte propellente per l’idea di DECRESCITA. La quale, se perde il suo aspetto “salvifico della specie” perde tutto il suo fascino. Potrebbe subentrare in molti, magari soltanto a livello inconscio, una valutazione di questo tipo: “ dato che si deve comunque finire, accettiamo di anticipare la fine, ma godiamocela. Magari in modo più equo, e con meno sensi di colpa, ma godiamocela”.
D’altra parte, per miliardi di esseri umani, una parte dei quali abituati al benessere, ed un’altra parte abituati a contemplarlo ed invidiarlo, io non riesco nemmeno a pensare una produzione di beni e servizi che non sia nemmeno un poco affidata all’industria, ed alla sua entropia.
Grazie dell’attenzione
Davide

Autore:  Marcello [ ven gen 19, 2007 11:36 am ]
Oggetto del messaggio: 

Davide ha scritto:
Pensa che io non sono vegan, e nemmeno vegetariano


E perché non lo diventi?

M.

Autore:  Daniele [ ven gen 19, 2007 11:41 am ]
Oggetto del messaggio: 

Davide ha scritto:
Carissimo, in realtà ti conosco e ti ammiro: “Pane, decrescita e contorni” è un blog interessantissimo, che presto vorrò conoscere meglio (gli stimoli del mondo attuale, fuori e dentro il web, sono tanti che non si può rispondere a tutti simultaneamente). Mi ha entusiasmato lo slogan del sottotitolo “Vivere Semplicemente Per Permettere Agli Altri Semplicemente Di Vivere”; questo slogan è entrato a far parte di una mia collezione di frasi memorabili e aforismi. Vorrei sapere se è farina del tuo sacco, o di chi.


Nono, non è farina del mio sacco!:-)

L'autore è un economista tedesco, tal Ernst Friedrich "Fritz" Schumacher:

http://panedecrescitaecontorni.blogspot ... itolo.html

;)

Davide ha scritto:
Ti considero una persona eroica, se è vero che doni il sangue pur essendo VEGAN. Pensa che io non sono vegan, e nemmeno vegetariano, e non lo dono!


Guarda che essere VEGAN non è una malattia... :-P Non c'è nulla di eroico, insomma, nel donare il sangue "pur" essendo VEGAN...!:o) ;)

Davide ha scritto:
Quanto alla tua curiosità circa le mie parole semplici ed immediate sulla decrescita, le avrai senz’altro già lette nel blog del divino Boeri, che volle dare a quel discorso un particolare rilievo.


Ecco, si... adesso ricordo... al momento tralascio di commentare le parti più impegnative del tuo discorso... :o)

Ciao,
Daniele

Autore:  beavegan [ ven gen 19, 2007 3:47 pm ]
Oggetto del messaggio: 

io dono il sangue (e conosco diversi altri vegan che lo fanno) perchè sono vegan! :O) Nel senso che quando avevo fatto le analisi da vegetariana avevo il colesterolo troppo alto per donare il sangue! ^__^" ;O)

Autore:  wide receiver [ ven gen 19, 2007 4:34 pm ]
Oggetto del messaggio: 

Davide ha scritto:
Ti considero una persona eroica, se è vero che doni il sangue pur essendo VEGAN. Pensa che io non sono vegan, e nemmeno vegetariano, e non lo dono !


Scusa, guarda che non c'è nulla di sorprendente nell'essere vegani e donatori di sangue.
Sarebbe il caso di abbandonare i luoghi comuni triti e ritriti che affermano che l'alimentazione priva di prodotti animali conduca a carenze, indebolimento, etc... Immagine Dai, diventa vegano anche tu! :)

Autore:  riboeri [ dom feb 04, 2007 6:21 pm ]
Oggetto del messaggio: 

Per prima cosa mi unisco all'invito di wide receiver... DIVENTA VEG*! E' il primo passo verso la Decrescita individuale (come ho ampiamente riferito sul mio blog.
Per seconda cosa... DIVINO? Comincio a pensare di essere troppo modesto... ;-)
Per terza cosa veniamo alle domande.
Sulla prima non saprei proprio cosa dire... anche perchè dei sindacati (almeno quelli "confederali") non penso nulla di buono.
Sulla seconda invece posso forse essere più prolisso. Per quanto riguarda l'entropia e il degrado inevitabile delle risorse... è purtroppo altamente probabile che non ci si possa fare nulla. La nostra fonte primaria di energia è il sole che, come si ritiene, è destinato a "spegnersi" prima o poi. E' però anche vero che le uniche energie a cui possiamo attingere senza alterare troppo (un po' purtroppo è inevitabile) l'equilibrio terrestre sono quelle solari (diretta e derivata, come il legname e anche gli idrocarburi... nel caso delle derivate è ancora più importante essere moderati, al punto da non sottrarre più di quanto si rigenerino), quelle planetarie (eoliche) e lunari (maree). E' però altrettanto vero che ogni "sottrazione" di energia (in realtà trasformazione) dal sistema lo altera seppur minimamente. L'importante è che le alterazioni siano talmente minime da consentire l'adattamento delle creature.
Considerando le risorse materiali il discorso è più semplice. Se consideriamo risorse "pregiate" e rifiuti mentre il percorso da risorsa a rifiuto è (complessivamente, in realtà si sale per arrivare al prodotto e si scende molto per arrivare al rifiuto) in discesa, quello da rifiuto a risorsa è in salita. E la forza per salire viene fornita dalla trasformazione di energia... si torna quindi al problema iniziale.
Veniamo quindi alla tua domanda: decrescita e salvezza planetaria.
La "crescita" fin'ora è stata intesa come un attingere alle fonti energetiche per produrre merci (cioè beni scambiabili con denaro) destinate a diventare rifiuti. In questo modo il consumo energetico è elevatissimo. E il risultato è quello disegnato da William nell'altro post citato.
Lo "sviluppo sostenibile" si pone l'obiettivo di ridurre la quantità di risorse utilizzate, senza però intaccare il sistema risorse-merci-rifiuti, necessario per la vita del sistema economico. Questo comporta un rallentamento della corsa, ma si corre sempre verso il baratro.
La decrescita (o meglio, la mia visione... non so quanto altri siano d'accordo con me) invece vuole cambiare il sistema. Le merci devono essere ridotte al minimo, bisogna reintrodurre il concetto di prodotto (fatto per essere usato, non venduto) che consente di avere beni realmente durevoli e riutilizzabili un gran numero di volte. Se dai prodotti si torna ai prodotti il ciclo prosegue in "equilibrio" energetico (quasi almeno... la piccola differenza di energia dovrebbe derivare dal lavoro manuale umano). Così la corsa non viene rallentata. Viene fermata. E una volta fermi si può guardare il baratro e pensare a come allontanarsene...

Sul come fare tutto ciò io (o meglio, noi, visto che il "merito" è in gran parte di Laura, mia compagna anche di decrescita!) qualche idea l'ho... e passa per villaggi, autosufficienza e consapevolezza... ma le idee vanno dimostrate alla prova dei fatti... e per questo ho bisogno di ancora un po' di tempo!

Autore:  altamarea [ lun feb 05, 2007 3:51 pm ]
Oggetto del messaggio: 

Nell'idea di decrescita è implicita anche quella demografica? Perchè dubito fortemente che potrebbe arginare questa civiltà/follia umana se si continua a procreare a ritmi esponenziali.

--
http://www.ricettevegane.it

Autore:  riboeri [ lun feb 05, 2007 4:12 pm ]
Oggetto del messaggio: 

altamarea ha scritto:
Nell'idea di decrescita è implicita anche quella demografica? Perchè dubito fortemente che potrebbe arginare questa civiltà/follia umana se si continua a procreare a ritmi esponenziali.

--
http://www.ricettevegane.it

Procreare a ritmi esponenziali significa che ogni coppia dovrebbe avere una media di 4 figli... mi pare che stiamo ben lontani da questo valore... non si parlava di crescita demografica zero? Ci sono invece altri paesi che hanno questo problema. Ma si tratta spesso di paesi largamente spopolati. Il problema vero è che lo stile di vita "occidentale" non può essere esteso agli attuali abitanti della terra (e nemmeno alla metà di loro). Mentre altre modalità di sopravvivenza potrebbero soddisfare molte più persone (basti pensare all'alimentazione veg* rispetto a quella "onnivora"...)

Autore:  Davide [ dom feb 11, 2007 9:53 pm ]
Oggetto del messaggio: 

riboeri ha scritto:
Per prima cosa mi unisco all'invito di wide receiver... DIVENTA VEG*! E' il primo passo verso la Decrescita individuale (come ho ampiamente riferito sul mio blog.
Per seconda cosa... DIVINO? Comincio a pensare di essere troppo modesto... ;-)
Per terza cosa veniamo alle domande.
Sulla prima non saprei proprio cosa dire... anche perchè dei sindacati (almeno quelli "confederali") non penso nulla di buono.
Sulla seconda invece posso forse essere più prolisso. Per quanto riguarda l'entropia e il degrado inevitabile delle risorse... è purtroppo altamente probabile che non ci si possa fare nulla. La nostra fonte primaria di energia è il sole che, come si ritiene, è destinato a "spegnersi" prima o poi. E' però anche vero che le uniche energie a cui possiamo attingere senza alterare troppo (un po' purtroppo è inevitabile) l'equilibrio terrestre sono quelle solari (diretta e derivata, come il legname e anche gli idrocarburi... nel caso delle derivate è ancora più importante essere moderati, al punto da non sottrarre più di quanto si rigenerino), quelle planetarie (eoliche) e lunari (maree). E' però altrettanto vero che ogni "sottrazione" di energia (in realtà trasformazione) dal sistema lo altera seppur minimamente. L'importante è che le alterazioni siano talmente minime da consentire l'adattamento delle creature.
Considerando le risorse materiali il discorso è più semplice. Se consideriamo risorse "pregiate" e rifiuti mentre il percorso da risorsa a rifiuto è (complessivamente, in realtà si sale per arrivare al prodotto e si scende molto per arrivare al rifiuto) in discesa, quello da rifiuto a risorsa è in salita. E la forza per salire viene fornita dalla trasformazione di energia... si torna quindi al problema iniziale.
Veniamo quindi alla tua domanda: decrescita e salvezza planetaria.
La "crescita" fin'ora è stata intesa come un attingere alle fonti energetiche per produrre merci (cioè beni scambiabili con denaro) destinate a diventare rifiuti. In questo modo il consumo energetico è elevatissimo. E il risultato è quello disegnato da William nell'altro post citato.
Lo "sviluppo sostenibile" si pone l'obiettivo di ridurre la quantità di risorse utilizzate, senza però intaccare il sistema risorse-merci-rifiuti, necessario per la vita del sistema economico. Questo comporta un rallentamento della corsa, ma si corre sempre verso il baratro.
La decrescita (o meglio, la mia visione... non so quanto altri siano d'accordo con me) invece vuole cambiare il sistema. Le merci devono essere ridotte al minimo, bisogna reintrodurre il concetto di prodotto (fatto per essere usato, non venduto) che consente di avere beni realmente durevoli e riutilizzabili un gran numero di volte. Se dai prodotti si torna ai prodotti il ciclo prosegue in "equilibrio" energetico (quasi almeno... la piccola differenza di energia dovrebbe derivare dal lavoro manuale umano). Così la corsa non viene rallentata. Viene fermata. E una volta fermi si può guardare il baratro e pensare a come allontanarsene...

Sul come fare tutto ciò io (o meglio, noi, visto che il "merito" è in gran parte di Laura, mia compagna anche di decrescita!) qualche idea l'ho... e passa per villaggi, autosufficienza e consapevolezza... ma le idee vanno dimostrate alla prova dei fatti... e per questo ho bisogno di ancora un po' di tempo!

Caro Riccardo,
stento a capire la tua spiegazione, anche se sei stato generoso e franco, onesto come sempre. Non riesco, per miei limiti culturali, a “visualizzare” il concetto del cammino in discesa da prodotto a rifiuto.
Ma proviamo a prendere una scorciatoia: nella rappresentazione del futuro, nella mente di Riccardo Boeri: dopo la svolta o rivoluzione planetaria della decrescita, nell’utopica (cioè di là da venire, ma non impossibile) convivenza umana nuova, conviviale, serena, sostenibile, costruita per villaggi, uscita dalla globalizzazione, vi saranno automobili private ? Se no, vi saranno motorini ? Se no, vi saranno biciclette elettriche ? Vi saranno lenti adeguate (occhiali a stanghetta e lenti a contatto) per i miopi e gli astigmatici ? Vi saranno telefoni cellulari per gli individui ? Vi saranno personal-computers ? Vi saranno lavatrici e frigoriferi ? Si potrà essere informati visivamente (televisione o altro mezzo) di quanto avviene in altri villaggi remoti, in altre parti del mondo ?
Se si ad alcuna di queste domande, proseguiremo il discorso…
Davide

Autore:  riboeri [ lun feb 12, 2007 11:43 am ]
Oggetto del messaggio: 

Davide ha scritto:
Caro Riccardo,
stento a capire la tua spiegazione, anche se sei stato generoso e franco, onesto come sempre. Non riesco, per miei limiti culturali, a “visualizzare” il concetto del cammino in discesa da prodotto a rifiuto.
Ma proviamo a prendere una scorciatoia: nella rappresentazione del futuro, nella mente di Riccardo Boeri: dopo la svolta o rivoluzione planetaria della decrescita, nell’utopica (cioè di là da venire, ma non impossibile) convivenza umana nuova, conviviale, serena, sostenibile, costruita per villaggi, uscita dalla globalizzazione, vi saranno automobili private ? Se no, vi saranno motorini ? Se no, vi saranno biciclette elettriche ? Vi saranno lenti adeguate (occhiali a stanghetta e lenti a contatto) per i miopi e gli astigmatici ? Vi saranno telefoni cellulari per gli individui ? Vi saranno personal-computers ? Vi saranno lavatrici e frigoriferi ? Si potrà essere informati visivamente (televisione o altro mezzo) di quanto avviene in altri villaggi remoti, in altre parti del mondo ?
Se si ad alcuna di queste domande, proseguiremo il discorso…
Davide

Finalmente sono riuscito a guadagnarmi qualche critica! Partiamo dal principio.
La convinvenza umana penso sarà più semplice. Saremo molto più interessati a quanto avviene nel "nostro cortile", non proveremo odi immotivati (come invece facciamo oggi... la nostra ricchezza non sarà espressa da un PIL che non aumenta per concorrenza di qualche asiatico, ma dagli alberi, dal grano e dalle patate che abbiamo nel magazzino...) verso altri che stanno nel "proprio cortile".
Le macchine... forse ci saranno. L'importante è che non servano più. Se lavoro a 200 mt. da casa e tutti quelli che conosco stanno nel raggio di 2 km da casa mia penso che la voglia di andare in auto passerebbe da sola. Non escludo però che possano esserci particolari applicazioni (trasporti di ammalati, mezzi di emergenza...) da mantenere. Fra l'altro utilizzando dei "pezzi standard" costruire un'automobile non è poi così difficile anche per un artigiano. Il combustibile potrà essere chiaramente derivato dai vegetali (così gli abitanti capirebbero che per fare un litro di alcool servono alcuni Kg di frumento e gli passerebbe la voglia di girare a vuoti rombando...).
Sui motorini e biciclette elettriche non saprei (mi sembrano cose abbastanza inutili...) però ci saranno biciclette a pedali, con carretti, rimorchi e tutti gli accessori possibili...
Quanto agli occhiali (o meglio, estendiamo il discorso a tutti i presidi medici... ), sicuramente ci saranno. C'erano molto prima della globalizzazione e continueranno ad esserci. Quasi tutto può essere prodotto da artigiani qualificati. Costeranno un po' di più in manodopera, ma molto meno in "sciccheria". Inoltre venendo meno le potenti lobby di questi aggeggi potranno svilupparsi altri metodi di trattamento...
L'unico problema sono gli aggeggi elettronici. Per quanto riguarda il cellulare, il discorso è sempre il medesimo. Fai prima ad affacciarti alla finestra e gridare "Riccardooo! dove sei??" piuttosto che telefonarmi. Però si potranno avere sistemi di comunicazione moderni ed affidabili, anche senza dipendere da oscuri fornitori di servizi a pagamento... basta mettersi d'accordo fra "villaggi" (che non sono necessariamente quattro case... può essere anche una grande città. Il presupposto è però che sia praticamente autosufficiente!). Lo stesso vale per i PC e Internet. Anzi. Internet è sicuramente un modello di comunicazione libera da mantenere e sviluppare. Anche qui con le dovute cautele. E con un gran lavoro di "opensource", anche per quanto riguarda scienza e tecnica.
Le lavatrici e i frigoriferi... se le persone si riguadagneranno il proprio tempo le lavatrici saranno molto meno utili (e magari funzioneranno con acqua calda da un pannello solare e verranno fatte girare da meccanismi più efficaci), i frigoriferi potrebbero servire meno basando la propria alimentazione su vegetali di stagione e semi. Una ghiacciaia è però sempre fattibile, magari anche collettiva...

In definitiva la mia idea non vuole essere "retrograda ed antitecnologica", anzi... però eliminando quello che non serve si riesce a migliorare quello che serve davvero.
Ho risposto qualche sì?

Autore:  Daniele [ lun feb 12, 2007 12:05 pm ]
Oggetto del messaggio: 

Riccardo sei un grande...! Davide ha proprio ragione quando tesse i tuoi elogi... :o)

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