Storie : In pensione dopo un giorno

La casta non è un'invenzione dell'ultima ora; è assai antica e ne ha combinate di cotte e di cru­de con leggi e leggine a pro­prio favore, eludendo inve­ce quasi sempre le leggi che valevano per tutti gli altri.
Fonte: Italia Oggi

11/10/2007




Ci sono quattro ex parla­mentari della Repubblica italiana che ricevono dalle casse di camera e senato un as­segno di 1.733 euro netti men­sili, il cosiddetto vitalizio, che continueranno a ricevere fin­ché resteranno in vita per ave­re lavorato un solo giorno. Anzi, forse un solo minuto. Tutti e quattro. Angelo Pezzana, Piero Craveri , Luca Boneschi e Renè Andreani hanno conquistato la loro pensione sem­plicemente correndo nelle ele­zioni 1987 nelle liste radicali e dimettendosi il giorno stesso della loro proclamazione. L'unica cosa che hanno fatto è stata recarsi in tre a Montecitorio e uno a palazzo Madama il primo giorno di scuola. Hanno preso la parola e annunciato le dimissioni. Ottenendo il vitalizio.

Tutti e quattro non hanno avuto bisogno di ver­sare una sola lira dell'epo­ca di contributi per ottene­re quell'assegno a vita di 1.733 euro netti (più ade­guamenti vari). All'epoca era in vigore infatti una sor­ta di assicurazione contro la chiusura anticipata del­la legislatura (accadeva spesso): i contributi sareb­bero stati versati figurati­vamente a loro nome a spe­se della collettività. I quat­tro null'altro hanno da fa­re se non godersi la pen­sioncina integrativa. Che peraltro non è l'unica loro corrisposta dalle casse pub­bliche. Pezzana può ag­giungervi il vitalizio di con­sigliere regionale, essendo stato eletto in Piemonte. Craveri, che nella vita «ci­vile» fa anche il professore universitario, sedendo nel consiglio direttivo della So­cietà napoletana di storia patria, è stato consigliere regionale della Campania oltre che consigliere comu­nale a Napoli durante la Pri­ma repubblica. Vivono, la­vorano, si godono il meri­tato frutto delle loro fati­che e anche l'immeritata, ma sostanziosa, conseguen­za dell'assoluto ozio. Inten­diamoci, quel che è a loro assegnato non è in viola­zione della legge, anzi. Co­me si dice è legittimo, per quanto illogico. Ma segna­la come la casta non sia un'invenzione dell'ultima ora. È assai antica, e ne ha combinate di cotte e di cru­de con leggi e leggine a pro­prio favore, eludendo inve­ce quasi sempre le leggi che valevano per tutti gli altri. Si possono toccare queste assurdità? A qualsiasi par­lamentare voi rivolgeste questa domanda oggi, ot­terreste una sola risposta: «Le regole sono cambiate. Non potrebbe più accadere. Ma non si possono toccare diritti acquisiti». Beh, se i diritti sono di questo tipo, non solo si devono cambia­re, ma proprio cancellare. Non per risanare i bilanci dello stato (anche se i costi della politica fossero zero, si tratterebbe di una goccia nel mare), ma per un mini­mo di senso della realtà. Ta­gliate quei vitalizi...

Articolo di: Franco Bechis

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