Storie : I manganelli rotti e la vita spezzata

All'udienza del processo sulla morte di Federico Aldrovandi le accuse dei pm nei confronti dei quattro poliziotti indagati sono di aver "rotto" i manganelli sul giovane durante la colluttazione. E dalla difesa del dirigente dell'ufficio volanti trapela la "leggerezza" che ha coperto la prima fase delle indagini.
Fonte: Aprileonline.info

09/03/2008



Il telefonino muto, il volto tumefatto, le auto della polizia ammaccate e, in ultimo, i manganelli rotti ed il video in cui si sente una risata. La verità sulla morte di Federico Aldrovandi è ancora lontana, anche dopo la sostituzione del pm (il primo, Mariaemanuela Guerra, aveva abbandonato l'inchiesta per motivi personali, dato che il figlio era indagato per spaccio di stupefacenti a minori), anche dopo l'ennesima udienza piena di discordanze, anche dopo i due anni e mezzo da quella mattina del 25 settembre 2005 in cui Federico morì durante un "controllo" da parte di quattro agenti della polizia (Paolo Forlani, Luca Pollastri, Enzo Pontani e Monica Segatto) mentre rientrava a casa.
Una novità rilevante, quella si, arriva dall'aula del tribunale di Ferrara, dove parla il dirigente dell'ufficio Volanti della questura, Paolo Marino, che ammette la leggerezza con cui si è agito nelle prime inchieste. "Nessuno per mesi mi ha detto nulla, né la procura né la squadra mobile. Nessuno disse che avevamo fatto errori, che avevamo sbagliato a non sequestrare le auto o che l'ipotesi che avevamo fatto era errata", dichiara Marino, che è indagato per depistaggio. Una disattenzione coatta che ha consentito l'archiviazione immediata del caso e la discesa di una pesante cortina mediatica sulla vicenda. Che la madre di Federico, grazie ad un blog, è riuscita a dipanare piano piano, consentendo la riapertura dell'inchiesta.

I particolari sfuggenti sono tanti. Al termine delle domande del pm Marino aggiunge che il medico arrivato sul posto, osservando le pupille di Federico affermò "ma questo è strafatto di coca". Questa, però, è un' affermazione che la dott.ssa Barbara Fogli, già sentita come testimone, non ha mai detto in aula. E che la perizia tossicologica smentirà. Quanto alla scomparsa dei manganelli, che ricompaiono solo ore dopo nell'ufficio della questura, gli agenti riferiscono che "era stato per una dimenticanza vista la concitazione dei fatti". Peccato che quei due manganelli siano rotti. Gli agenti spiegheranno in questura che uno dei due arnesi si era spezzato per parare un calcio di Federico, l'altro perché un agente vi era caduto sopra. Tutti particolari che, afferma Marino, "mi hanno fatto ritenere plausibile la ricostruzione degli agenti". Anche perché per il dirigente il volto del ragazzo non sembrava tumefatto. Ma il sangue c'era. Ai pm che gli chiedono cosa avesse pensato dopo aver visto uscire quel sangue risponde "assolutamente nulla". La tesi dell'accusa è che i quattro poliziotti ruppero i manganelli accanendosi sul ragazzo.

Marino afferma di aver inizialmente "escluso l'uso di manganelli" e di aver ritenuto la vicenda "ascrivibile all'assunzione di stupefacenti". Ma da quel momento starà sempre al telefono, fino a scaricare la batteria intorno alle 2/2.30, come riferisce in sede di sommarie informazioni al pm. La giustificazione: "per dovere di correttezza ho informato i superiori e chi doveva svolgere le indagini".

Anche sulla vicenda del telefono cellulare di Federico, che nel video trasmesso dai media si vede su una panchina poco lontano dal cadavere, restano i misteri. I genitori lo chiamano. "L'ispettore lo teneva in mano e chiedeva al vicequestore se poteva rispondere", racconta Marino. E l'ispettore risponderà soltanto quando sul display compare il nome "Lino". E' il padre del ragazzo, che viene congedato in pochi secondi. Quel telefono, poi, sarà scandagliato in questura per segnare tutte le chiamate fatte dal ragazzo il giorno prima. Perché, si chiede il pm, se il tutto era già stato rubricato come semplice resistenza a pubblico ufficiale? Marino risponde che "la Mobile voleva ricostruire le fasi precedenti".

Ultima novità: il giudice Francesco Maria Caruso ha nominato un tecnico di una ditta specializzata come proprio perito per effettuare la trascrizione dei colloqui registrati nel video della polizia scientifica, acquisito nell'udienza dell'11 gennaio. E per verificare che non vi siano stati tagli. Il video mostra il cadavere di Aldrovandi e le auto ammaccate. Oltre ad una risata, di sottofondo.

Articolo di: Jacopo Matano

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