Ecologia e consumi : Merate come Dallas? La Brianza non ci sta

Concessa ad una società australiana l'autorizzazione a cercare idrocarburi.
Pd e Lega contro Scajola, no alla caccia al petrolio nel parco del Curone, in campo l'ex ministro Castelli.
Fonte: Corriere.it

16/06/2009




Nelle giornate terse, guardando verso sud dalla terrazza del santuario della Beata Vergine del Carmelo, lo sguardo spazia senza difficoltà fino alla linea degli Appennini, sorvolando in un unico batter d'occhio tutta la fascia della Pianura Padana. Ma è sufficiente voltare le spalle ed ecco il stagliarsi il contorno ora ondulato ora frastagliato delle Prealpi Lombarde. La pianura da una parte, le verdi cime - e più in lontananza i cocuzzoli innevati - dall'altra. Uno scenario unico in Lombardia, possibile solo qui, sulla collina di Montevecchia. La prima vera altura che si incontra lasciando l'hinterland milanese e attraversando la Brianza in direzione Lecco. Un piccolo angolo incantato, che nel corso dei secoli ha allietato i pensieri di studiosi e artisti, i poeti Cesare Cantù e Antonio Negri, ma anche la matematica Gaetana Agnesi, che proprio sulla piazzetta principale di questo borgo arroccato su una collina ha trascorso, nella villa di famiglia, l'infanzia e la vecchiaia.

Caccia all'oro nero
Ma questo scenario bucolico - in settimana, quando il borgo antico non è preso d'assalto dai turisti della domenica, è possibile stare ore ad ascoltare il frinire degli insetti e, di questi tempi, avvertire nettamente il profumo delle erbe di campo - rischia di essere ferito dalla corsa all'oro nero. Proprio nei giorni scorsi il ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, ha concesso ad una società australiana, la Po Valley energy una proroga di 16 mesi nelle attività di ispezione del territorio per la ricerca di possibili giacimenti di idrocarburi. La Regione Lombardia, lo scorso 30 aprile, ha scritto ai sindaci dei comuni che circondano il parco regionale della Valle del Curone - un'area protetta di campi e boschi con un'estensione di 2.350 ettari che comprende i territori di dieci diversi paesi, proprio alle spalle della collina di Montevecchia - per convocarli in regione il 7 maggio «per l'avvio della fase preliminare dello Studio di Impatto Ambientale della concessione per la costruzione di un pozzo esplorativo, già denominata col nuovo nome "BERNAGA", ancor prima che il Ministero acconsentisse». Il virgolettato è Giovanni Zardoni, vicesindaco di Cernusco Lombardone, uno degli enti locali coinvolti, che alla vicenda ha dedicato uno specifico blog eloquente già nella denominazione:«Noalpozzo». Ma non è l'unico tra gli amministratori locali a dire no all'ipotesi che questo angolo che rappresenta di fatto il cuore della verde Brianza, incastrato tra le aree urbane e industriali di Milano-Monza e di Lecco, possa vedere cambiare il proprio panorama, con tralicci e trivelle alte decine di metri installate in boschi secolari, a pochi passi da luoghi in cui sono state rintracciate le più antiche testimonianze preistoriche dell'area lombarda.

Un NO trasversale
La Po Valley, nella sezione «New projects» del proprio sito web, parla in particolare di due località: Rovagnate e Negrino, dove sarebbero stati individuati giacimenti petroliferi rispettivamente a 3.500 e 6 mila metri di profondità. Una riserva di oro nero ancora tutta da quantificare, ma che nel caso si decidesse di attingervi potrebbe cambiare drasticamente i connotati di un ambiente che oggi si caratterizza soprattutto come culla della biodiversità, esempio di integrazione tra attività rurali e wildlife, nonostante l'industrializzazione imperante che preme ai confini del parco. «La garanzia definitiva per la licenza è attesa entro la fine del 2009» annuncia la Po Valley, anche se al di là del via libera del governo bisognerà fare i conti con la strenua opposizione degli amministratori locali. I quali non sembrano particolarmente propensi a rimettere in discussione la vocazione «verde» del proprio territorio. Nella battaglia sembrano uniti gli amministratori del Pd e della Lega e resta da capire se la cautela sin qui mostrata da amministratori e consiglieri del Pdl sia dettata solo dalla comprensibile prudenza di chi ancora non vuole prendere una posizione netta contro un governo del proprio stesso orientamento politico. I rappresentanti del Carroccio, come riferisce la stampa locale, da tempo attenta alla questione, hanno già contattato i pezzi grossi della Lega a Roma, affinché intervengano su Scajola chiedendogli apertamente un dietrofront. Lo stesso ex ministro alla Giustizia (e oggi sottosegretario alle Infrastrutture) Roberto Castelli, lecchese doc, si sarebbe fatto carico delle istanze brianzole e Andrea Robbiani, candidato leghista alla poltrona di sindaco di Merate, il più grosso dei comuni del circondario, ha detto chiaramente dalle pagine del quotidiano Merateonline che «la scelta di Scajola è quanto di più inopportuno si possa intraprendere».

Caso nazionale
Ma la contrapposizione al progetto di trasformare il Curone in un nuovo Texas. E' un intero territorio che sembra pronto ad insorgere contro l'avvio delle trivellazioni. E in tanti sembrano pronti a fare la propria parte Le Guardie ecologiche volontarie hanno dedicato l'home page del loro sito web ad un parallelo tra l'area della Cascina Bagaggera di Rovagnate, una delle due individuate per le trivellazioni, come si presenta oggi e il pozzo di Trecate, nel Novarese, avvolto dal fumo in occasione dell'incidente del 1994. E poi un interrogativo che ha già in sè la risposta: «Vogliamo un pozzo così?». La vicenda sta via via assumendo i contorni di un caso nazionale e da più parti è stato evocato l'intervento di personaggi noti che nella zona hanno alcune delle proprie residenze, da Shel Shapiro dei Rokes che negli anni scorsi aveva organizzato un concerto contro il proposito dell'Eni di avviare trivellazioni alla ricerca di gas naturale, a Adriano Celentano, la cui villa di Galbiate sorge proprio a pochi chilometri in linea d'aria da Rovagnate. C'è anche chi ha tirato in ballo lo stesso premier Silvio Berlusconi, pensando che dici Brianza e hai detto tutto, anche se Macherio e Arcore sono a distanza di sicurezza dal Curone, praticamente un altro mondo.

Petrolio sotto le case
La determinazione del territorio, in ogni caso, c'è. Anche perché non si tratta di difendere ad oltranza una zona verde e ancora incontaminata. Spiega ancora Giovanni Zardoni: «Le ipotesi presentate dalla "Po Valley Operation" prevedono due ipotesi di perforazione, l'una a Ovest di Bagaggera a Rovagnate, nella ex cava di argilla censita come geosito e dove vi sono delle formazioni di paleobotanica assolutamente interessanti ed uno più a Est, nella zona dell'ex allevamento Quadrifoglio di Olgiate Molgora. Occorre vedere bene le carte di richiesta, ma la cosa più assurda è che il petrolio non sta sotto i due punti sopra determinati ma in una posizione in cui non si potrebbe scavare a causa dei nuclei abitati esistenti. Già Eni ipotizzava di realizzare una trivellazione obliqua che dalle zone sopra individuate (Eni ipotizzava la sola zona della Fornace) raggiungesse obliquamente gli ipotetici giacimenti. "Po Valley Operation" per accorciare i tempi ha acquistato gli studi dall'Eni ed è ipotizzabile che proporrà la stessa "rotta" di trivellazione: proprio a dire: voi avete preservato la Natura dall'urbanizzazione ed ora da questa oasi andiamo a cercare il petrolio sotto l'urbanizzato...».


Articolo di: Alessandro Sala

Firma la petizione contro i pozzi petroliferi nel Parco del Curone

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