Ecologia e consumi : Chi ha paura dell'influenza?

invece di calibrare il tipo di intervento alla effettiva pericolosità del virus, si è provveduto a modificare la definizione finora impiegata dall’OMS per indicare la pandemia, in modo da farvi rientrare la situazione attuale.
Fonte: Elisa Benzi

1/11/2009



Per tutta l’estate, ascoltando i vari aggiornamenti sulla diffusione dell’influenza suina nel mondo e il numero di decessi a essa collegati, abbiamo atteso con più o meno preoccupazione l’arrivo della stagione autunnale e dei primi freddi. È questo il periodo delle vaccinazioni preventive per i malanni di stagione e il vaccino protettivo contro il virus influenzale A/H1N1 è arrivato.
I mezzi di informazione hanno continuato negli ultimi mesi a diffondere, insieme alle notizie sui casi di contagio, l’allarme del rischio di una grave pandemia; queste ripetute denunce di pericolo per la salute pubblica hanno suscitato reazioni e atteggiamenti tra loro anche molto diversi.
All’apprensione per la tanto paventata virulenza e morbilità della malattia, certo il sentimento più diffuso, si oppongono i pareri di chi vede dietro tanto scalpore mediatico quanto meno la regia delle multinazionali farmaceutiche, senza eccezioni preoccupate di incrementare costantemente i propri già lauti profitti.
La diffusione del virus è una faccenda che, al di là dei timori e delle opinioni di ciascuno, riguarda comunque tutti noi, e così pure la scelta eventuale di avvalersi del vaccino approntato negli ultimi mesi per contrastarla. Non è necessario convincersi a prestar fede alle tesi più catastrofiche per sentire l’esigenza di conoscere almeno qualche dato certo che ci permetta di scegliere a ragion veduta quale condotta tenere riguardo la campagna di vaccinazione che sta per partire anche nel nostro paese.
Il periodico on-line di approfondimento e informazione dell’Associazione Culturale Pediatri dedica nel suo ultimo numero ampio spazio a questo argomento. Negli articoli proposti viene in più punti sottolineato il fatto che, a dispetto dell’allarme fomentato quotidianamente dai mezzi di informazione, il virus H1N1 è in realtà moderatamente aggressivo e pericoloso (il suo tasso di mortalità si aggira intorno allo 0,3% in Europa, 0,4% negli Stati Uniti, con indici molto inferiori a quelli delle influenze stagionali). I sintomi (mal di gola, febbre, cefalea, tosse, raffreddore, dolori muscolari, malessere, vomito o diarrea) sono gli stessi delle altre forme influenzali. Di conseguenza i dati sulla percentuale di decessi dovuti alla malattia attualmente in nostro possesso potrebbero ridursi ulteriormente, poiché è piuttosto probabile che molti casi dell’influenza suina siano sfuggiti al censimento dei contagi (in altre parole, alcune persone si possono essere ammalate in forma così lieve da non essersene nemmeno accorte, ossera la ACP), e così pure è da sottolineare come i pochi casi di decesso sono avvenuti sempre in persone il cui organismo era già fragile a causa di altre condizioni o patologie.
I piani di emergenza approntati dall’OMS e dai sistemi sanitari nazionali si addicono a una situazione di grave rischio per la collettività, quale quella causata da un tipo di virus ad alta diffusione e di rilevante virulenza. Ma il virus in questione non sembra possedere per il momento questi attributi. Quello che impressiona è che, invece di calibrare il tipo di intervento alla effettiva pericolosità del virus, si è provveduto a modificare la definizione finora impiegata dall’OMS per indicare la pandemia, in modo da farvi rientrare la situazione attuale: non si legge più nella definizione alcun riferimento all’alta letalità del virus, per cui ora è sufficiente che si dimostri la diffusibilità elevata perché il virus possa essere etichettato a rischio; e così pure non è data più alcuna rilevanza al fatto che parte della popolazione possiede capacità immunitarie di reazione al virus, essendo H1N1 un virus simile ad alcuni ceppi influenzali già diffusi; gli effetti previsti in caso di pandemia non dovrebbero dunque comportare il rischio di gravi compromissioni degli equilibri socio-economici nei paesi coinvolti, anche perché si afferma ora che alcune pandemie sono comparabili alle influenze stagionali.
Il vaccino predisposto contro questo virus verrà somministrato precocemente, senza aver superato le fasi di sperimentazione necessarie a testarne la reale efficacia e gli eventuali effetti collaterali. Una situazione analoga risale al 1976, quando una massiccia campagna vaccinale negli Stati Uniti contro un virus di derivazione suina come quello attuale provocò nella popolazione coinvolta l’insorgere imprevisto di numerosissimi casi di sindrome di Guillain-Barré (una malattia neurodegenerativa che induce progressiva paralisi dagli arti inferiori a quelli superiori).
Una vaccinazione capillare come quella che viene attualmente prospettata potrebbe giustificarsi nel caso in cui il virus mutasse e si facesse più aggressivo, ma in questa nuova prospettiva il vaccino attuale si ritroverebbe a essere inefficace.
Per questi motivi l’Associazione Culturale Pediatri invita i genitori alla riflessione e alla cautela di fronte all’eventualità di sottoporre i propri figli all’iniezione del vaccino. Ricorda tra l’altro che studi recenti hanno portato nuove conferme ai dubbi sull’efficacia del vaccino contro l’influenza stagionale nei bambini (secondo tali studi, sotto i due anni la somministrazione non mostra benefici significativi) e negli anziani. Invita piuttosto a mettere in pratica misure preventive di igiene sicuramente efficaci quali il lavarsi spesso e accuratamente le mani con acqua e sapone, ripararsi naso e bocca in caso di starnuti e tosse, evitare di toccarsi le vie di entrata dei virus (occhi, naso e bocca), evitare i luoghi affollati, rimanere in casa quando si hanno i sintomi dell’influenza.
E così pure sconsiglia il ricorso generalizzato agli antivirali che si sono rivelati efficaci contro il virus (Tamiflu), poiché il beneficio che se ne può ricavare (una lieve diminuzione dei tempi di guarigione e una minore trasmissibilità della malattia) non compensa i possibili effetti collaterali di natura neurologica e gastroenterica, né tantomeno il rischio che il massiccio impiego di questi farmaci dia luogo a pericolose mutazioni del virus.
Fonte: Elisa Benzi

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