Storie : La bella addormentata... è sveglia!

E poi il bambino, offeso, inascoltato, vinto, alla fine si adatta ad essere ciò che la norma culturale vuole che sia, e cresce inconsapevole, a volte in mani estranee, ignorando il suo vero Sé, come Rosaspina ignorava la sua vera identità, di essere nata principessa.
Fonte: Antonella Sagone

15/09/2010



La principessa è nata. Intorno alla sua culla, come intorno a quella di ogni nuovo nato, fate buone e una fata cattiva, ognuna con il suo dono. Sarà bella, sarà buona, sarà intelligente, dicono le prime tre. Si pungerà e morirà, dice la quarta.
A chi danno ascolto i genitori, quale sentenza condiziona il loro comportamento? Non quella delle tre fate buone, ma proprio quella della fata cattiva. Così invece di accoglierla fra le loro braccia allontanano da sé la loro creatura tanto desiderata, e lasciano (per il suo bene!) che cresca accudita da altre, senza che conosca la sua vera identità (ciò, peraltro, non la salverà dalla maledizione).

Roba passata? Non si direbbe, a giudicare da ciò che accade nei reparti di maternità. Intorno alle piccole culle trasparenti le neo-mamme ne sentono di tutti i colori: troppo piccolo, troppo grosso, troppo pigro, troppo vorace, piange sempre, non sa succhiare, cresce poco, non dorme, digerisce male, è ipertonico, ipotonico, atopico, stitico, colitico… insomma c’è qualcosa che non va, probabilmente il latte della mamma è insufficiente, troppo acquoso, troppo ricco, inquinato, infetto… Bisogna fare qualcosa al più presto, analizzarlo, pesare il bambino, quante volte poppa? Troppo spesso, troppo a lungo, come mai ha le feci così liquide? La sua crescita non è quella dovuta, bisogna assolutamente prendere provvedimenti. Per il suo bene, lo lasci piangere, non lo allatti troppo, non più di 10 minuti per seno, non meno di tre ore e mezza dall’ultima poppata, non lo prenda nel letto per carità o ne farà un impotente, e soprattutto non tenetelo troppo in braccio o vi schiavizzerà.

Piange ancora? Il latte non c’è più? Per fortuna che c’è il biberon, così pratico e sicuro, non c’è pericolo che soffra la fame. Ah, la scienza!
Mi raccomando il ruttino. E poi il nido, al più presto: deve pur crescere! Vuole tenerselo attaccato per sempre? Ha quasi un anno… È normale che pianga un po’ all’inizio, di che si preoccupa? È in buone mani, vada pure a fare le sue faccende. E poi non c’è da stupirsi se le dà tutti questi problemi: è sempre stato un bambino difficile.
Noi l’avevamo detto.

E poi il bambino, offeso, inascoltato, vinto, alla fine si adatta ad essere ciò che la norma culturale vuole che sia, e cresce inconsapevole, a volte in mani estranee, ignorando il suo vero Sé, come Rosaspina ignorava la sua vera identità, di essere nata principessa.

A quale fuso si pungerà quando entrerà nell’età adulta? A quale sonno i lugubri vaticinii della sua infanzia lo vogliono spingere?

Chi lo risveglierà, ed a che prezzo?


Ho voglia di riscrivere questa favola. Quando la fata cattiva pronuncia la sua crudele profezia, tutti i presenti si guardano sconcertati, e poi guardano lei, la strega, scuotendo la testa: poveretta!

La piccola Aurora cresce con l’affetto dei suoi genitori, amorevolmente fiduciosi nella sua bellezza, bontà ed intelligenza. Impara a distinguere il bene dal male, impara che al mondo esistono anche cose che pungono e dalle quali bisogna guardarsi. Impara a fidarsi o meno degli altri a seconda delle circostanze, perché è in grado di riconoscere l’amore, che non le è mai mancato. Ed eccola al suo diciottesimo compleanno, una persona “sveglia”, davanti alla vecchina che le porge il suo fuso avvelenato.

Ma lei sa bene di che si tratta, e si allontana con un sorriso.

La vecchia strega cade polverizzata.

Articolo di Antonella Sagone

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