Storie : Dostoevskij ai tempi del precariato

La traduzione dell’Idiota di Verdinois è ripubblicata oggi da Newton Compton. C’è un problema, però. Verdinois è morto nel 1927, all’età di ottantatre anni. Il suo italiano risulta un po’ datato. Quelli della Newton Compton hanno pensato bene di rinfrescarlo un po’, di adattarlo ai tempi. I tempi sono, però, quelli del precariato.
Fonte: Minimokarma.blogsome.com

21/04/2011



Durante la guerra, racconta Pennac (Come un romanzo, Feltrinelli, p. 50), Moravia ed Elsa Morante si rifugiarono nella capanna di un pastore con due soli libri, la Bibbia e i Fratelli Karamazov. Ad un certo punto si trovarono di fronte ad una scelta difficile: sacrificare uno dei due libri per ottenere della carta igienica. Pennac non ci dice quale libro scelsero, si limita a dire che scelsero “con la morte nel cuore”.
Certo, usare un libro per pulirsi il culo è un’offesa al libro, ma è un’offesa transitoria, passeggera, perché in fondo riguarda solo quella particolare copia. Il capolavoro smerdato è recuperabile. Se ne acquisterà una copia nuova di zecca.
Ci sono modi ben più gravi per offendere un libro, per smerdarlo, per umiliarlo. Sono modi ai quali il libro è esposto per la sua duplice natura: da un lato è un’opera dello spirito, come si dice; dall’altro è semplice merce, un prodotto del mercato. Quando il mercato si imbastardisce e le sue regole si fanno via via più ignobili, il prodotto-libro diventa un prodotto scadente - si deteriora, si svilisce.
Prendiamo un altro capolavoro di Dostoevskij, L’idiota. Tra i traduttori italiani dell’opera c’è Federigo Verdinois, traduttore anche di Tolstoj, Gogol, Puskin. Uno che sapeva il fatto suo, insomma. La traduzione dell’Idiota di Verdinois è ripubblicata oggi da Newton Compton. C’è un problema, però. Verdinois è morto nel 1927, all’età di ottantatre anni. Il suo italiano risulta un po’ datato. Quelli della Newton Compton hanno pensato bene di rinfrescarlo un po’, di adattarlo ai tempi. I tempi sono, però, quelli del precariato. Chi ti chiamano per il lavoro? Il colophon dice che la revisione è opera di everso. Chi sia everso, chi ci sia dietro, non è dato saperlo, ma è facile immaginarlo, vedendo i risultati del suo/loro lavoro:

La vecchia fece a Rogozin un profondo inchino, lui, invece, si limitò a domardargli qualche cosa… (p. 248).
…esclamò Elizavera Prokof’evna, quasi saltando dalla sedia. (p. 313).
Elizavera Prokof’evna nutriva un’inspiegabile sentimento di simpatia… (p. 352).
Tranquilla come una scema, un’autentico pulcino bagnato… (p. 352).
Eccetera.

Dostoevskij e Verdinois finiscono nelle mani di qualche ragazzetto privo (si spera) di laurea, incapace di scrivere in un italiano corretto, inconsapevole del valore dell’opera e del rispetto che si deve all’autore e al traduttore. E’, più o meno, come se si affidasse il restauro della Cappella Sistina a uno che non sa tenere il pennello in mano. Non è proprio la stessa cosa, perché una Sistina vandalizzata resta tale, mentre un Dostoevskij vandalizzato può essere ritradotto: esiste sempre, intatto, l’originale. Ma per gli sfortunati possessori dell’Idiota newtoncomptoniano Dostoevskij sarà quello, non altro. E c’è da chiedersi se con il prevalere di queste logiche sarà possibile ancora per molto disporre di alternative valide.


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Fonte: Minimokarma

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