Ecologia e consumi : Quarant'anni di OGM: promesse dubbi e timori

Qualcuno forse ricorderà l’anno in cui l’uomo iniziò a giocare con il Dna, la molecola alla base di tutte le forme di vita. Era il 1973 quando, mentre il mondo viveva la crisi del petrolio, gli scienziati riuscirono ad ottenere il primo organismo geneticamente modificato.
Fonte: La Foglia - Ecoagenda di Roma

30/04/2011



OGM è definito un organismo in cui viene inserita in modo artificiale una sequenza di Dna – detta gene – proveniente da un altro organismo. In quel primo caso si trattò di un batterio e ben presto fu possibile realizzare anche piante e animali geneticamente modificati incrociando il Dna di specie molto diverse tra loro.
Il caso suscitò grande clamore, e la manipolazione del Dna fu considerata una tecnica da tenere sotto controllo, dati i potenziali risvolti pericolosi per l’uomo e per l’ambiente. Oggi la percezione del problema non è cambiata di molto ma, che ci piaccia o no, gli OGM sono entrati a far parte della nostra vita quotidiana, a partire dai numerosi prodotti chimici per uso farmaceutico e industriale che provengono da batteri modificati e trasformati in vere e proprie fabbriche di composti.
La possibilità di trasferire DNA da un organismo all’altro destò seri timori soprattutto quando ad essere manipolate furono le piante destinate all’alimentazione umana e animale. Il ‘cibo di Frankenstein’, come vengono oggi chiamati i prodotti derivati da piante OGM, iniziò a essere coltivato su larga scala nel 1996 e fu proposto come la risoluzione alle carenze alimentari dei paesi in via di sviluppo. Il mais e la soia dotati di nuovi geni per la resistenza agli insetti ricoprirono i campi degli agricoltori e fecero registrare, in un primo momento, un picco nelle rese dei raccolti.
Subito dopo furono proposte nuove varietà resistenti agli erbicidi con il risultato perverso che furono utilizzate quantità sempre maggiori di diserbanti. L’abuso di queste sostanze ha causato ancora più inquinamento e la comparsa di malattie e di organismi dannosi che, generazione dopo generazione, hanno sviluppato una resistenza ai trattamenti chimici. Gli effetti di queste epidemie colpiscono soprattutto i più poveri, come ad esempio i coltivatori indiani di cotone Ogm costretti per di più a indebitarsi per acquistare ogni anno le costose sementi ormai necessarie a tenere alte le rese.
L’uniformità delle coltivazioni OGM, in cui ogni pianta è il clone di un originale, ha stravolto i delicati equilibri degli ecosistemi rendendoli più rigidi nella loro capacità plastica di reagire agli imprevisti, in quanto mancanti della necessaria biodiversità.Proprio per questo l’Europa ha deciso di adottare leggi molto severe per la coltivazione di piante a partire da semi OGM garantendo controlli per provarne la totale sicurezza. Malgrado ciò gli alimenti a base di Ogm, una volta approvati da un paese, possono invece essere venduti in tutta la UE, purché vengano indicati in chiaro gli ingredienti modificati. Ma c’è un modo per orientarsi oltre alle semplici etichette?
Per approfondimenti: http://www.fondazionedirittigenetici.org/fondazione/new/

Articolo di: Lorenzo Mannella

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