Crescere : Esiste veramente il bambino "normale"?

Lo riconoscete? È il Bambino Normale. Quell’oscuro oggetto del desiderio con il quale ogni mamma, consapevolmente o meno, confronta suo figlio, senza mai trovare corrispondenza.
Fonte: Antonella Sagone

02/08/2011



Nasce dopo 40 settimane esatte di gestazione, e pesa 3 chili e mezzo. Dopo una notte di sonno, inizia regolarmente a poppare alle 6.00, 9.30, 13.00, 16.30, 20.00, 23.30. Succhia voracemente e senza interruzioni, 5 minuti da un lato e 5 dall’altro, prendendo esattamente 10 grammi il primo giorno, 20 il secondo giorno e così via, fino ad arrivare a 180 grammi esatti di latte materno ad ogni poppata; e poi fa subito un ruttino e si riaddormenta beato. Passa disinvoltamente dal seno al ciuccio al biberon di camomilla, a volontà dei genitori e del pediatra.
Cresce esattamente 200 grammi a settimana, tutte le settimane, per tutto il primo anno di vita. Fa regolarmente (ma non troppa) cacca e pipì nel pannolino; ma mai di notte. Si addormenta da solo nella sua culla, senza piangere o agitarsi, teneramente abbracciato all’orsacchiotto.
Ride quando lo si prende in braccio, ma poi non protesta quando lo si rimette da solo nel suo lettino. Non è mai malato, moccioso, nervoso, non ha mai una bollicina. Quando gli fai il bagnetto, gorgoglia felice sgambettando, ma non tanto da fare troppi schizzi; e si lascia asciugare e rivestire senza storie. In auto, si fa legare felice al seggiolino senza divincolarsi o piangere, e si addormenta quasi subito.
Al quarto mese riduce spontaneamente le poppate a cinque pasti diurni. A 5 mesi, passa senza fare una piega dalla poppata alla pappa a base di brodino vegetale e poi alle pappe di farinate facendosi imboccare come un uccellino, seduto tranquillo nel suo seggiolone. A 7 mesi è ormai completamente svezzato e pronto per il nido, in cui si inserirà senza crisi di alcun genere. A 8 mesi comincia a gattonare e poi entro l’anno cammina, ma senza mai far danni o farsi male. A un anno e mezzo parla discretamente e a due si esprime in perfetto italiano. A tre anni abbandona il pannolino per il vasino, senza incidenti né proteste, giusto in tempo per la materna, dove andrà con gioia propria e delle maestre che lo indicheranno ad esempio per la sua buona educazione.

Lo riconoscete? È il Bambino Normale. Quell’oscuro oggetto del desiderio con il quale ogni mamma, consapevolmente o meno, confronta suo figlio, senza mai trovare corrispondenza. È il bambino “congiuntivo”: «Dovrebbe essere così…» Organismo "Genericamente" Modificato, figlio della Pubblicità e delle statistiche.

Lo avete mai incontrato in carne ed ossa? Ne dubito, perché esiste solo nell’immaginario collettivo. Il Bambino Normale è sempre il figlio di qualcun’altra, mai il proprio. I bambini reali, nel confronto con lui, escono inevitabilmente perdenti. Hanno sempre qualche etto di troppo o di meno, vogliono poppare oltre le quantità e i tempi stabiliti, fuori orario, vogliono stare svegli a farsi spupazzare invece che buoni buoni a guardare il soffitto nella loro carrozzina, piangono in modo incomprensibile nonostante siano stati fatti oggetto di tutte le cure raccomandate sulle migliori riviste in commercio. Non vogliono addormentarsi da soli nel lettino, né starsene buoni ad aspettare che il sonno ritorni, se si svegliano durante la notte. Sputano via le costosissime pappe vitaminizzate fatte apposta per loro, la fanno nei momenti sbagliati oppure si astengono per giorni interi senza dare alcuna spiegazione. Soprattutto, si ostinano a pretendere di stare notte e giorno con la loro mamma, la quale si chiede che cosa ha fatto mai di così sbagliato, per avere un figlio tanto “anormale”…

Eh già, perché dietro ad ogni bambino “sbagliato” (cioè a tutti i bambini reali) c’è una mamma altrettanto “sbagliata”. Come il piccolo deve fare i conti con il Bambino Normale, così la sua mamma deve vedersela con la Mamma Perfetta: quella che ha sempre i seni che scoppiano di latte, ma nello stesso tempo dopo poche settimane ha di nuovo un look da adolescente; che accudisce il piccolo come se bevesse un bicchier d’acqua, e si “organizza” contemporaneamente per non trascurare il marito, la vita sociale, il lavoro.

Il corpo materno dopo il parto, questo organismo misterioso, con i suoi ormoni galoppanti, le sue morbidezze, le perdite, il latte che gocciola, i seni che cambiano continuamente di volume, gli sbalzi d’umore, i sonni interrotti, è qualcosa di completamente diverso dall’immagine che ci rimandano, ancora una volta, la pubblicità o i libri per le neo-mamme. Nessuna vi si può riconoscere, così come non riconosce suo figlio nel modello che le propongono i Media.
La nostra società ha barattato il naturale con il normale. Mentre il bambino naturale è quello che segue la fisiologia, le sue aspettative biologiche e psicologiche, quello normale è un’astrazione basata su un modello teorico che nella migliore delle ipotesi ha a che fare con la statistica, nella peggiore con ideologie lontanissime dai bisogni di mamme e bambini, lontanissime dai bisogni umani.
E così, paradossalmente, alla società omologata di chi segue la corrente la fisiologica normalità quotidiana della mamma e del neonato vengono ad apparire come strani, sconosciuti, sbagliati.

Eppure la realtà dei milioni di bambini che nel mondo nascono, e poi vivono e crescono come creature autentiche, con i loro innumerevoli particolari bisogni, così unici, diversi l’uno dall’altro, sono la benedizione dei loro genitori. Perché desiderare un bambino astratto, quando c’è quello reale davanti a noi? Se esistesse davvero il Bambino Normale, se ci capitasse in casa, sarebbe una presenza inquietante nella sua irrealtà…

Teniamoci stretto il nostro bambino vero, che sfugge alle definizioni, alle regole, alle tabelle, alle sentenze degli esperti, ai marchi di fabbrica… lasciamo che sia lui ad insegnarci cos’è la normalità, a mostrarci cosa gli occorre, cosa lo fa star bene, a educarci ad un nuovo ritmo, una nuova poesia del vivere… e speriamo che cresca altrettanto “irregolare” e che conservi negli anni ciò che di unico, nuovo e diverso ha da dire al mondo.

Fonte: Antonella Sagone

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