Diritti  : Giornata mondiale contro la pena di morte

In occasione della nona Giornata mondiale contro la pena di morte, le attiviste e gli attivisti di Amnesty International di ogni parte del mondo si mobiliteranno per chiedere la fine delle esecuzioni in Bielorussia, l'unico paese europeo e dell'ex Unione sovietica che ancora applica la pena capitale.
Fonte: Amnesty International

11/10/2011



Quando Amnesty International è stata fondata nel 1961, erano soltanto nove i paesi ad aver abolito la pena di morte per tutti i reati. Oggi il numero dei paesi abolizionisti ha superato quello dei mantenitori. Questo importante risultato è il frutto dell’incessante attività del movimento abolizionista, ma il cammino verso un mondo libero dalla pena capitale è ancora lungo, come dimostra la triste notizia della recente esecuzione di Troy Davis negli Usa.

Il 10 ottobre ricorre la nona Giornata mondiale contro la pena di morte. Questa iniziativa, lanciata per la prima volta nel 2003 dalla Coalizione mondiale contro la pena di morte, di cui Amnesty International è membro fondatore, fornisce al movimento abolizionista globale l’opportunità di ribadire con un’unica voce la ferma opposizione alla pena capitale e di chiederne l’abolizione.


In occasione di questa Giornata mondiale, Amnesty International concentra i suoi sforzi contro la pena di morte in Bielorussia.
In questo paese, unico in Europa e in tutta l’ex Unione Sovietica a praticare le esecuzioni, oltre 400 persone sarebbero state messe a morte dall'indipendenza, ottenuta nel 1991. La pena di morte è avvolta dalla segretezza. Ai condannati non viene comunicata la data in cui verranno messi a morte. Non possono dire addio alle famiglie né prepararsi alla morte in alcun modo. Vengono informati del respingimento della domanda di clemenza e in pochi minuti portati in un’altra stanza dove viene sparato loro alla testa. Alle famiglie viene riservato un trattamento crudele. Per settimane e persino mesi non vengono informate dell’esecuzione, non viene loro restituito il corpo dei loro cari messi a morte per la sepoltura né sanno dove siano stati seppelliti.
Questi dinieghi e la segretezza che circonda l’esecuzione equivalgono a un trattamento crudele, disumano o degradante.
Inoltre, in questi 20 anni, molte “confessioni” sono state estorte con la tortura e utilizzate nei processi, nonostante il diritto internazionale proibisca la tortura.

Per un’Europa finalmente libera dalla pena di morte, Amnesty International e l'organizzazione non governativa bielorussa Viasna promuovono un appello per chiedere al presidente Lukashenko di sospendere immediatamente le esecuzioni e commutare tutte le condanne a morte nel paese.

A marzo 2010, dopo una pausa durata un anno, durante la quale per la prima volta non sono state registrate esecuzioni in Europa e nell'ex Unione Sovietica, le autorità bielorusse hanno messo a morte due uomini: Vasily Yuzepchuk e Andrei Zhuk, uccisi da un colpo di proiettile dietro la testa.
Nello stesso anno, sono state emesse tre nuove condanne a morte. Due uomini sono stati condannati il 14 maggio per reati commessi durante una rapina a mano armata avvenuta a ottobre 2009 in un appartamento a Grodno. A luglio 2011, Amnesty International ha ricevuto conferma dell'esecuzione di uno di loro, Andrei Burdyka, avvenuta presumibilmente tra il 14 e il 19 luglio. Il 23 settembre la famiglia è stata contattata dalla corte regionale di Grodno per la consegna dei certificati di morte. Un terzo uomo è stato condannato a morte a settembre 2010 e la sua sentenza è stata confermata a febbraio 2011.
Ai prigionieri nel braccio della morte viene comunicato che la sentenza sta per essere eseguita appena pochi istanti prima. Il corpo non viene restituito alla famiglia, che viene informata della morte del suo caro solo a esecuzione avvenuta. La famiglia non viene a conoscenza nemmeno del luogo di sepoltura del condannato a morte. La brutalità dell'atto e il segretezza che avvolge la pena capitale in Bielorussia provocano sofferenza anche ai familiari della persona messa a morte.
Mentre cresce il numero di stati che rifiutano questa pena disumana, la Bielorussia non si ferma.
Aiutaci a fare dell'Europa una zona libera dalla pena capitale.

Firma questa petizione che chiede al presidente della Bielorussia di porre fine all'uso della pena di morte e di commutare le sentenze di tutti coloro che si trovano nel braccio della morte!


Fonte: Amnesty International

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