Diritti  : Educazione sessuale: chi, quando, come?

Un documento di indirizzo europeo sull'educazione sessuale dei minori sta suscitando un clamore forse esagerato...
Fonte: Consapevolmente

23/11/2013



Recentemente sta facendo molto scalpore un documento dell’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS, riguardante l’educazione sessuale di bambini e ragazzi.
Questi orientamenti, definiti educazione sessuale olistica, vogliono proporre un approccio a tutto tondo alla sessualità infantile, allo scopo di fornire, da parte delle istituzioni (ad es scolastiche ma non solo) informazioni ma anche sostegno e protezione al bambino sin dalla nascita anche riguardo alla sua sessualità.
Il documento è qui.

In rete ho letto molte reazioni scandalizzate, indignate, sconvolte di persone o di posizioni religiose, che hanno interpretato la cosa come una sorta di abuso legalizzato dei bambini in tenerissima età, come se l’OMS incoraggiasse a sollecitare i bambini anche piccolissimi a rivolgere un interesse morboso per la sessualità e le sensazioni sessuali, attivamente parlandogli o forse persino agendo (?!?) in maniera abusante.
Secondo me c’è un grossissimo equivoco sul significato di questo documento. Penso che molti non l’abbiano letto, o si siano limitati a leggere molto frettolosamente, o forse l’hanno letto ma non lo hanno capito e l’hanno completamente travisato.
Io ci ho messo un po' a leggerlo tutto, perché è lungo, va letto con attenzione, va contestualizzato... ci sono molti preamboli e distinguo e precisazioni, chiarendo che le affermazioni e le indicazioni contenute sono relative e non assolute, che vanno ovviamente riferite in modo appropriato secondo le fasce di età, per cui certi argomenti sono appropriati per gli adolescenti e non per i bambini piccoli, e così via. Inoltre queste indicazioni vanno anche contestualizzate alle varie situazioni locali e individuali.
Nel documento si enfatizza in più punti che la prima educazione è da parte dei genitori. Il documento è rivolto a tutte le realtà europee e quindi va anche adattato alle varie situazioni: qui in Italia l'educazione sessuale è ancora arabo, ma in altri paesi è già radicata da molti anni, però sinora è stata incentrata soprattutto sui concetti di rischio e quindi con accezione negativa, qui c'è uno sforzo per restituire una visione positiva della sessualità. Questo non significa certo che tu vai dai bambini del nido o della materna e abusi di loro o ti metti a parlargli di masturbazione!!!
Ovunque si enfatizza (mi limito alla parte relativa ai bambini più piccoli, che sembra aver scatenato le maggiori reazioni di scandalo e allarme) l'importanza di aiutare i bambini a rendersi consapevoli dei loro confini corporei, del loro diritto alla privacy e quindi a fidarsi delle loro sensazioni di disagio e sapersi difendere dagli abusi. Questo mi sembra un enorme fatto positivo, certo chi verrà preposto a fare questo lavoro di sostegno (non certo di indottrinamento precoce e adultizzante!) con i bambini dovrebbe prima venire adeguatamente preparato.
Inoltre non vedo nulla di perverso o sbagliato in sé nell’offrire sostegno e informazione sulla sessualità anche da fonti esterne alla famiglia. Non stiamo parlando di discorsi morbosi, come alcuni sembrano pensare, o di un’imposizione forzata di argomenti lontani dalla sfera di interesse del bambino piccolo, come può essere la contraccezione o le malattie sessuali… stiamo parlando di accogliere aspetti che già sono nella sfera emotiva e nello sviluppo del bambino e di guidare il bambino a percepirli e incanalarli nella giusta luce, anche a fronte di possibili contesti adulti, intorno a lui, che (purtroppo) potrebbero non volere o non essere in grado di farlo correttamente.
Va bene l’educazione familiare, ma non la vedo in competizione con altre occasioni educative, se queste sono adeguatamente formate.

la sessualità infantile esiste
Tutti i bambini, anche piccolissimi, hanno una loro sessualità, che è del tutto innocente, e così come provano piacere a succhiarsi il dito, possono sperimentare o ricercare il piacere anche in altre parti del corpo, tutto questo per loro è spontaneo e innocente perchè non fanno differenza fra la bocca o le dita o altre zone altamente sensibili. Però può essere uno shock per i genitori che non hanno mai sentito parlare di questa fase, e possono anche reprimere o sgridare il bambino, di fatto creando un'enfasi eccessiva su una faccenda che fa parte di una fase transitoria, o creando una morbosità che non c'era in origine. Altri genitori possono non sentirsi preparati a parlare col bambino di certi aspetti e accolgono con sollievo l’offerta formativa della scuola, e in effetti il documento dell’OMS nasce anche dietro una grande richiesta dell’utenza.
In questo senso l'educazione alla sessualità della prima infanzia dovrebbe essere fatta prima di tutto sugli adulti, in modo che imparino a comprendere nel giusto contesto certi fenomeni e a non reagire male…
Mi sembra una cosa positiva se davvero ci fossero figure anche extrafamiliari in grado di sostenere i genitori e i bambini e far capire a questi ultimi che il corpo è loro, privato, che le loro sensazioni positive o negative hanno un significato e sono segnali importanti per capire cosa va bene e cosa non va bene...
Se il mondo andasse sempre per il verso giusto non ci sarebbe nemmeno bisogno, ma dato che gli abusi infantili esistono, e spesso sono proprio le persone vicine ai bambini ad effettuarli purtroppo, è importante che ci possa essere anche una risorsa esterna per sostenerli e difenderli.

Certo meglio insegnare ai bambini anche piccolissimi che certe parti del corpo sono intime, private, che mentre la loro scoperta di queste parti è normale e non è una cosa brutta, la stessa cosa da parte di altri è un'invasione della loro intimità, che se si sentono a disagio, non importa che cosa l'adulto può dirgli, si devono fidare della loro sensazione, tirarsi indietro, allontanarsi, confidarsi con una persona di cui si fidano e chiedere aiuto va bene, e che non verranno sgridati o non creduti su questo...
Io con i miei figli questo discorso l’ho fatto molto presto: se sei a disagio, fidati della tua sensazione, sempre! E mi ha fatto piacere leggere gli stessi concetti nel documento dell’OMS.

Prevenire gli abusi
Un’altra cosa che ho sempre fatto con i miei figli è rispettare al massimo il loro senso di integrità fisica, cioè evitare di andare contro le loro sensazioni. Se un bambino piange o si ritrae o esprime fastidio o disagio o disorientamento, di fronte all’azione di un adulto sul suo corpo, la nostra cultura suggerisce al genitore che il bambino fa i capricci o non sa quello che va bene per lui. Non sto parlando di abusi sessuali cosiddetti, ma di prenderlo in braccio, abbracciarlo, toccarlo, sollecitarlo, mettergli in bocca un cucchiaio colmo di cibo, lavarlo o maneggiarlo in un modo che non gradisce, coprirlo se ha caldo e via dicendo.
Il bambino, anche neonato, nella nostra cultura è molto poco rispettato. Viene maneggiato senza attenzione ai suoi segnali di fastidio o di stanchezza. Si ignorano i suoi pianti. Si sostiene che deve “abituarsi”, e così il bambino riceve precocissimamente una lezione pericolosa: che le sue sensazioni non sono corrette, il suo disagio non conta ed è “sbagliato”… che ciò che gli viene fatto dagli adulti, anche se è spiacevole per lui, è fatto per il suo bene da coloro che lo amano.
Si va in visita dai parenti e tutti vogliono sollecitarlo, toccarlo, prenderlo in braccio, attirare il suo sguardo, anche se lui non vuole. Se la mamma cerca di tenere a bada parenti e amici troppo espansivi, viene tacciata di essere iperprotettiva, o di soggiacere ai capricci del bambino, di volerlo tenere solo per sé impedendo la sua socializzazione… si sollecitano così precocemente i bambini ad essere compiacenti con il nonno o la zia o l’amica della mamma che vogliono abbracciarli e sbaciucchiarli appena varcano la soglia della casa, e si suggerisce implicitamente che sia maleducato sottrarsi alle effusioni degli adulti...
Anche se in famiglia questo viene fatto in modo del tutto innocente, a me disturba molto questo atteggiamento per cui i bambini possono essere "spupazzati" fin da neonati... si insegna al bambino a non difendere i propri confini corporei in contesti se vuoi innocenti, però poi il bambino introietta l'idea che l'adulto ha ragione nella sua invadenza, e che se lui si sente a disagio ad essere abbracciato o baciato è lui ad avere torto ed essere maleducato... e questo pone purtroppo le basi per subire abusi senza ribellarsi...

L'educazione sessuale è una "materia scolastica"?
Torniamo al documento dell’OMS. Ci sono forse dei limiti nel concetto di educazione sessuale come “lezione” strutturata, programmata e in un certo senso calata dall’altro, e spero che non verrebbe fatta così: ma questo dipende più da come la scuola e la didattica è concepita e proposta nei vari Paesi europei. Purtroppo in Italia questo avviene per ogni materia, cioè l’approccio è spesso verticale, frontale, l’ideale sarebbe partire dal dato esperenziale del bambino, da contenuti emersi spontaneamente dal bambino o dal gruppo, per fare educazione sessuale; e forse l’idea dell’OMS è proprio quella, perché in altri Paesi si fa così in generale anche per le altre materie di isegnamento.

Ma qui si va su un altro piano, e cioè sulla formazione delle persone che dovrebbero offrire questi momenti di educazione sessuale: altro tema toccato da questo documento dell’OMS. C’è un sacco di lavoro da fare, e sicuramente per l’Italia c’è davvero un sacco di strada. Spesso da parte degli insegnanti c’è rifiuto o negazione di questo tema. Quando mio figlio era alle medie i più “bulli” della classe deridevano lui e un altro bambino perché erano troppo tranquilli e gentili, e li tacciavano di essere gay (veramente usavano altri tipi di parole). Io ho parlato con i professori suggerendo che forse in questa classe c’era bisogno di un po’ di educazione sessuale, cioè di capire un po’ meglio cosa significa essere uomo o essere donna. Mi hanno risposto con sufficienza che i bambini erano “troppo piccoli” per questi argomenti.

Il documento dell’OMS parla esplicitamente di uno dei primi elementi di educazione sessuale il parlare dell’identità di genere, cioè che significa maschio o femmina. Che c’è di male o di morboso? non sarebbe bello se a scuola si facessero riflessioni, anche fra bimbi piccoli, su cosa è maschio e cosa è femmina, andando oltre gli stereotipi di genere del piccolo macho o della femminuccia graziosa, che i bambini possono aver assorbito dalla famiglia, o semplicemente dai cartoni animati e altro in TV?

Attenzione ai fraintendimenti
Attenzione quindi a letture frettolose di questo documento, che prima di tutto vuole offrire informazioni ai bambini su aspetti di loro interesse e curiosità già presenti in loro, e certo non iniziarli a giochi sessuali di stampo pedofilo, come alcuni temono! Non vuole disorientarli poi con informazioni premature ad esempio su aspetti come l’omosessualità o la prostituzione, ma ovviamente le informazioni vanno sempre connotate e proposte a un adeguato livello di semplicità e appropriatezza per ogni fascia di età. peraltro, certe informazioni già arrivano comunque ai bambini, fin da piccolissimi, in modo violento e confuso attraverso i media o i discorsi di adulti e bambini più grandi che i piccoli assorbono come tutto il resto, e sarebbe illusorio pensare che possano non esserne mai sfiorati. Comunque non si parla di omosessualità (non certo nei termini che qualcuno si figura) con bambini di 4 -6 anni, però si parla di identità di genere, di scelta sessuale e di rispetto per le diversità, cioè si dovrebbe introdurre il concetto che il mondo è vario e che chi si discosta nelle sue scelte non va discriminato per questo. Ugualmente, non comprendo l’indignazione di chi disapprova che si informino i bambini del fatto che alcune teorie sull’origine dei bambini, come la cicogna o il cavolo o il mercato, sono “miti”. Non vedo nulla di terribile nell’informare che i bambini nascono dall’unione di un uomo e di una donna che si amano, poi i dettagli saranno più o meno presenti a seconda del livello di interesse e comprensione dei bambini o degli adolescenti.

Per quanto riguarda la difesa poi dei diritti sessuali dei minori, che sono sati da alcuni interpretati come un incitamento a una sessualità quanto mai precoce, questi sono invece molto bene specificati all’inizio del documento. SI parla, in generale e quindi non solo per i bambini, di diritti sessuali come di diritti, fra persone “libere da coercizione, discriminazione e violenza”, ad avere la massima assistenza sanitaria possibile per la propria salute sessuale, ad avere accesso alle informazioni relative alla sessualità, al rispetto per l’integrità fisica, alla libertà di scegliere se essere o meno sessualmente attivi, avere relazioni sessuali consensuali e con partner di propria scelta, decidere se e quando avere figli, e così via. Il documento a questo punto chiarisce che questa è una base di partenza, e fa una precisazione: “Alcuni diritti di cui sopra sono pensati per persone adulte e quindi non valgono automaticamente per bambini e adolescenti”.

Per concludere, Il documento mi sembra serio e ben articolato, anche se è solo un primo passo: la realtà è molto più complessa delle enunciazioni ideali, e la realizzazione di un’educazione sessuale “formale”, che affianchi quella “informale” (che non è un termine squalificante) della famiglia, è un’impresa imponente nel momento in cui si voglia offrire un approccio appropriato, adeguato, sensibile (quanta strada ancora da fare, non solo negli ambienti pedagogici, ma anche nella società!). Per certi versi i redattori del documento mi sembrano anche ingenui nel loro lavoro così ben articolato, nel loro desiderio di dare indicazioni specifiche su un'area così delicata e complessa… però le intenzioni sono buone e speriamo che vengano non dico accolte, ma almeno esaminate senza pregiudizi e fraintendimenti.
Fonte: Consapevolmente

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