Crescere : Ma sei sicura che il tuo latte non sia acqua?

Una domanda singolare, se ci si pensa… perché mai la specie umana, unica fra tutti i mammiferi, dovrebbe avere una lattazione così capricciosa, con crolli repentini di produzione e latte che improvvisamente perde sostanza e si diluisce misteriosamente?
Fonte: Antonella Sagone

13/04/2007

Eppure, è proprio quello che si sentono dire tante mamme al primo segnale, vero o presunto, di problemi nella crescita del bambino. Che si tratti di un aumento di peso ritenuto, spesso a torto, inadeguato; che si tratti di un bambino irrequieto o che chiede di poppare “troppo spesso”; che si tratti di poppate che si prolungano oltre i fatidici 10 minuti (lo “standard” per vuotare un biberon), il responso spesso è sempre un difetto nella quantità o nella qualità del latte materno. Molti allattamenti al seno così declinano per un puro e semplice errore di valutazione, che vede il problema laddove non c’è, che sospetta un bambino affamato dove c’è soltanto un bambino che vorrebbe poppare con i suoi propri ritmi, e probabilmente più a lungo e spesso di quanto gli venga “concesso”. Altre volte, esiste un oggettivo problema di allattamento, che sarebbe quasi sempre risolvibile semplicemente curando la posizione del bambino e la gestione dell’allattamento. Ma per sostenere la mamma in questo percorso occorre una conoscenza della fisiologia della lattazione e delle tecniche per aiutare mamma e bambino a fare una buona poppata, conoscenza che è spesso difficile da trovare.
È curioso… gli operatori pronti a giurare che non è ormai che acqua il latte di una mamma il cui figlio cresce lentamente, piange o semplicemente ha più di sei mesi, sono spesso gli stessi che qualche mese prima, quando il neonato segnalava chiaramente di voler poppare, consigliavano alle madri di “tirare in lungo” l’intervallo delle poppate, di fatto suggerendo di somministrare al neonato, invece del prezioso alimento biologico, tisane o, appunto, acqua…
Quando poi il bambino comincia a crescere più lentamente grazie alle limitazioni che ha subìto nell’andare al seno, ecco dunque nascere l’ipotesi allarmante: “Il tuo latte ormai è solo acqua”.

Da dove nasce questa idea del latte senza sostanza?
Di fatto, da due aspetti.
1) Il bambino non cresce come "dovrebbe". Dire che il latte è senza sostanza è una variante del dire che è poco (quando schizza fuori a zampillo a volte si sceglie questa seconda alternativa). Per quanto riguarda il "quanto deve crescere" il bambino, c’è purtoppo la cattiva abitudine a rifarsi a tabelle e curve che sono state compilate decenni fa, e che non sono affatto rappresentative di una popolazione di bambini sana e alimentata in modo sano, ma solo descrittive della popolazione media dei lattanti statunitensi, nutriti spesso per non dire quasi sempre con almeno qualche biberon in più di latte artificiale. Avviene così che il peso che il bambino “dovrebbe” guadagnare ogni giorno sia calcolato in eccesso (per dettagli su come dovrebbero crescere tutti i bambini, si possono consultare le curve di crescita OMS).
2) Il latte ha un aspetto "acquoso" se paragonato a quello vaccino della centrale del latte o a quello della formula.
Su questo, ci sono da dire varie cose. Prima di tutto, il latte umano ha un aspetto opalescente, un po' come il latte di mandorla, e questo non ha nulla a che vedere con la sua sostanza. Poi, spesso il latte estratto per l’analisi è la parte più acquosa, per ragioni che saranno chiare più avanti. Inoltre il latte materno sembra “strano” anche perché impropriamente paragonato all’aspetto del latte pastorizzato dell’industria… ma il latte del cartone della centrale è così bianco anche perché è omogeneizzato, quindi non si separa il siero dalla parte grassa (che tra l'altro è in eccesso per un neonato umano); il latte appena munto dalla mucca si separa invece anche esso in una parte grassa e in una più "acquosa".

Un alimento vivo
Vediamo un attimo alcune caratteristiche del latte materno:
- è specie-specifico (è l'unico latte fisiologicamente adatto al neonato umano)
- è individuo-specifico (ogni madre produce il latte adatto per il bambino che poppa al suo seno in quel momento)
- è in parte sconosciuto (ogni giorno si scoprono nuove sostanze)
- è un modulatore biologico (significa che è molto di più di un alimento, contiene ormoni, enzimi, anticorpi, cellule vive del sistema immunitario, oligoelementi, neurotrasmettitori, fattori di crescita dell'epitelio e del sistema nervoso, e si potrebbe continuare a lungo...) che dà un imput a tutti i sistemi del neonato (immunitario, neurale, digerente, endocrino...) "insegnandogli" a funzionare nel modo corretto
- è variabile (significa che, pur mantenendo certe costanti, cambia con il passare delle settimane, dei mesi, del momento della giornata, di ciò che la mamma mangia e del momento della poppata): in particolare, all'inizio della poppata il bambino assume il latte iniziale, più "acquoso" (che non significa povero, contiene una grossa parte proteica, gli anticorpi, la lattoferrina, la porzione degli zuccheri e tante altre sostanze importantissime che sono idrosolubili) e solo dopo che si è verificato il riflesso di emissione (la calata) il bambino ottiene la parte più grassa, inferiore di volume ma concentrata di calorie e contenente altre componenti, come ormoni e sostanze liposolubili.

Date queste caratteristiche, dovrebbe essere il latte artificiale ad essere valutato alla luce del modello, cioè il latte materno, e non certo quest'ultimo ad essere valutato in base a una proporzione "standard" di nutrienti secondo la formula che le industrie hanno scelto di usare come modello in un dato momento storico.

L’analisi del latte
Il passo successivo alla diagnosi presunta di “povertà” del latte materno diventa a volte fare l’ “analisi del latte”, in cerca di dati “oggettivi” che giustifichino “scientificamente” il ricorso al biberon e alla formula industriale.
L'analisi del latte era molto in voga negli anni '60, ma poiché le cattive abitudini sono lente a morire se ne sente parlare spesso anche oggi.
Ma davvero è possibile fare l’analisi al latte materno, e quanto i risultati sono attendibili?
Se avessimo il modo per analizzare davvero il latte materno in maniera esauriente le industrie dell'artificiale brinderebbero perché saprebbero finalmente cosa esattamente stanno cercando di imitare... non lo sanno, e sono costrette ad andare avanti con quello che al momento si conosce e, soprattutto, per prove ed errori: fatti inevitabilmente sulla pelle dei bambini.

Cosa succede quando si fa l'analisi del latte?
Per prima cosa, la cosa più frequente è che si estragga solo la parte più acquosa del latte, perché questo viene tolto non certo al termine di una poppata al seno ma lontano da una poppata; spesso il riflesso di discesa, che è bloccato da dolore, ansia, imbarazzo, tensione, non si verifica affatto, dato il vissuto stressante di chi si sta sottoponendo a questa "prova" con un tiralatte, e la parte più grassa e calorica resta nel seno.
Inoltre, certo non si fa l'analisi del latte nelle 24 ore, estraendo la quota totale giornaliera di latte, ma si estrae quando va bene il latte due o tre volte in una giornata (spesso una volta sola, e quasi mai di notte): come è possibile da questo trarre un dato attendibile sulla reale quantità e composizione del latte che quel bambino assume nell'arco di un'intera giornata?
Infine, cerchiamo anche di comprendere che analizzare una sostanza VIVA come il latte materno (di fatto, un tessuto liquido, di complessità biologica del tutto analoga a quella del sangue, tanto da essere chiamato in certe regioni il “sangue bianco”) non significa guardare al microscopio e contare quello che si vede, ma usare reagenti, mettere in atto procedimenti complessi alla ricerca di componenti che vanno individuati uno per uno… insomma, ciò che si ottiene è sempre un dato indiretto dedotto in base ai test effettuati, con i loro margini di approssimazione ed errore.

È in base a questa "prova" del tutto inutile e inattendibile che si decreta che un allattamento non va, che occorre somministrare la solita aggiunta con il biberon…

Lasciateci essere mammifere!
Gli operatori sanitari che ricorrono a questo tipo di test dimostrano solo una cosa: che non sanno come valutare un allattamento al seno, una poppata, un adeguato apporto di latte per il neonato, e non sapendo che pesci pigliare ricorrono a ciò che conoscono meglio, si affidano ad analisi di laboratorio che danno una parvenza di "oggettività" a un approccio che di oggettivo e scientifico in realtà purtroppo non ha nulla.

Oltre al danno oggettivo subito da queste mamme e bambini dal non aver ricevuto un aiuto competente ed essere invece stati indotti a interrompere prematuramente il loro allattamento (che l'OMS raccomanda di portare avanti idealmente almeno per i primi due anni di vita), vogliamo pensare al danno morale subito dalle donne che si sono sottoposte a questo test, il cui responso praticamente sempre è quello di un'inadeguatezza nella composizione del latte?

I corpi delle donne funzionano benissimo, il latte umano è un prodotto perfetto messo a punto attraverso milioni di anni di evoluzione dei mammiferi, le madri sono competenti e i bambini sono competenti: il più delle volte basterebbe non interferire e non boicottare, in base a puri pregiudizi, i loro allattamenti al seno.


Articolo di Antonella sagone
13 aprile 2007
Fonte: Consapevolmente

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